Danni maltempo, Anbi: «Lo stato di calamità copre solo il 10 per cento»

Il direttore generale dell'associazione dei Consorzi di Bonifica, Massimo Gargano, lancia l'allarme sui risarcimenti per le emergenze e ricorda le problematiche del consumo del suolo

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Piazza San Marco allagata a Venezia

Specialmente negli ultimi anni la furia della natura ha imperversato sul nostro Paese e sono tanti i danni causati dal maltempo da nord a sud della Penisola. Gli ultimi casi eclatanti quelli verificatisi a Venezia e Matera e il crollo di parte di un viadotto sull’autostrada Torino-Savona. Superato il momento di crisi, si inizia a riparare ai danni ed è qui che iniziano i problemi. Infatti, nonostante la dichiarazione di stato di emergenza o di calamità per un territorio, i fondi destinati alla ricostruzione non raggiungono, generalmente, neanche la metà della quota dei danni subiti. A lanciare l’allarme è stato Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), durante un intervento al convegno per i 30 anni della Legge 183 sulla Difesa del Suolo, organizzato nella Capitale dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma: «L’Italia – ha spiegato – è un campione di velocità nel passare dall’emozione per una sciagura alla sua rimozione nella memoria collettiva e conseguentemente nelle scelte politiche per eliminarne le cause».

Problema risarcimenti
Il dirigente dell’associazione ha proseguito con alcuni esempi, ricordando che anche in caso di dichiarazione di stato di calamità, i risarcimenti non bastano a coprire i danni riportati dai territori: «Dalla Legge sul Consumo del Suolo, ferma in Parlamento dal 2012 al susseguirsi degli stati di calamità, per i quali mediamente lo Stato riesce a rifondere solo il 10 per cento dei danni; senza parlare delle irresponsabilità costruttive, su cui deve indagare la magistratura o dei ritardi burocratici». Le problematiche dovute alle conseguenze del consumo del suolo in Italia sono state ricordate anche dal presidente dell’Anbi, Francesco Vincenzi, che in un’intervista rilasciata a Momento Italia spiegava le conseguenze del dissesto idrogeologico nel nostro Paese.
Come soluzione a questo scenario, ha concluso il direttore Gargano, «è necessario che a prevalere siano le competenze che ci sono, come nei Consorzi di bonifica, per un grande piano di prevenzione civile; primi obiettivi devono essere l’approvazione della legge contro la progressiva cementificazione del territorio, nonché la riduzione dei tempi fra il momento decisionale e quello esecutivo per le opere pubbliche».

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Il direttore generale dell’Anbi, Massimo Gargano

 

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