Decreto dignità, Forza Italia all’attacco: «Va stravolto, trasforma i precari in disoccupati»

Il partito presenta gli emendamenti al testo fortemente voluto dal ministro Di Maio. Al centro la reintroduzione dei voucher e la proposta di sforare il tetto del 3 per cento per pagare i debiti della pubblica amministrazione

«Questo provvedimento non va corretto, ma va stravolto essendo improntato ad una logica anti impresa e partendo dal presupposto di trasformare i precari in disoccupati». Con queste parole il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, Maria Stella Gelmini, ha commentato il decreto dignità, durante una conferenza per presentare gli emendamenti al testo del decreto 87 del 12 luglio 2018. Presenti anche il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, la capogruppo al Senato, Anna Maria Bernini e il portavoce dei gruppi di Camera e Senato, Giorgio Mulè.
Secondo la Gelmini, il provvedimento sarebbe sbagliato sia nel metodo che nei contenuti perché «denuncia la cultura del sospetto e della diffidenza nei confronti di chi fa impresa e di chi costruisce e crea i posti di lavoro». L’obiettivo dei parlamentari di Forza Italia è di modificare il testo inserendo misure a favore delle  aziende senza condannare la delocalizzazione e l’internazionalizzazione «che ormai moltissime imprese perseguono per essere competitive nel mercato globale».

I nuovi voucher una vittoria di Forza Italia
La capogruppo della Camera ha menzionato anche la reintroduzione dei voucher, ritenuta la prima vittoria da parte del gruppo di Forza Italia in questa legislatura: «Il ministro Centinaio ha riconosciuto l’importanza della reintroduzione dei voucher nell’ambito del turismo e dell’agricoltura, quindi ci auguriamo che a questa apertura alla nostra richiesta ne seguano molte altre».

E’ stato ricordato il problema dei rider che, secondo la Gelmini, sembra siano stati completamente dimenticati dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio a differenza della Regione Lombardia, il primo ente ad aver emanato un provvedimento sui rider per dare loro garanzie, mutualità, sostegno e previdenza. Inoltre, ha accusato il Governo di moralismo sul fronte della lotta alla ludopatia, poiché i fondi utilizzati per finanziare il decreto arrivano dal Preu, un prelievo fiscale sugli introiti di slot machine e videolottery.

La Gelmini ha poi spiegato come Forza Italia abbia presentato un emendamento per la flat tax a favore delle partite iva e dei professionisti e come per il partito sia chiara l’importanza di garantire il lavoro dipendente, senza però disincentivare la trasformazione dei contratti a termine in indeterminati.  A questo proposito ha spiegato come la percentuale dei lavori a tempo determinato in Italia sia pari al 16,4 per cento, in linea con la media europea pari al 16,3.

Sforare il tetto del 3 per cento è possibile
Sul fronte dei rapporti con l’Europa, il vicepresidente Antonio Tajani, ha illustrato come secondo lui sia possibile sforare il tetto del 3 per cento, del rapporto deficit/Pil, per pagare i debiti pregressi della pubblica amministrazione. Una misura autorizzata nel 2013 dallo stesso Tajani, quando era commissario europeo insieme a Olli Rehn, ma di cui l’Italia non ha usufruito. «Si può studiare un piano in due, tre anni per pagare i 70 miliardi che la pubblica amministrazione deve alle imprese. Si può cominciare già a pagarlo con una compensazione tra debiti e crediti, così come proposto dagli emendamenti presentati da Forza Italia». Sul fronte dell’occupazione, Tajani ha ricordato come il partito sia dalla parte delle imprese e della creazione di posti di lavoro. Per questo motivo ha chiesto che un ente imparziale come la Corte dei Conti si esprima sui numeri dell’occupazione e sulla stima che vedrebbe 80 mila posti di lavoro persi in dieci anni con l’approvazione del decreto dignità.

Un testo ingannevole
Anche Anna Maria Bernini si è inserita nella scia delle critiche al decreto, definendolo un testo «intriso di pubblicità ingannevole che parte dal titolo e passa per i suoi contenuti».
Secondo la Bernini, il decreto dignità non solo non risolve i problemi degli italiani, delle imprese e dei lavoratori, ma li complica fortemente: «Noi vogliamo un fisco più equo sul lavoro, la flat tax sulle partite iva e non solo. Vogliamo soprattutto che i lavoratori abbiano una vera dignità, non solamente la dignità di un titolo sulla carta».

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here