Decreto dignità: incertezze e interventi restrittivi rallentano la crescita

Un esperto di diritto del lavoro commenta i cambiamenti avvenuti con l’introduzione del decreto n. 87/2018 e sulla previsione di quale potrà essere l'impatto delle riforme sullo sviluppo dell'occupazione a un mese di distanza dalla sua introduzione.

decreto dignità

«Complessità, incertezze interpretative e interventi troppo restrittivi rischiano di rallentare la crescita del Paese». Così Fabrizio Daverio, socio fondatore dello studio legale Daverio & Florio, specializzato nel Diritto del lavoro e nel diritto della previdenza sociale, commenta i cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro e sulle previsioni di quale potrà essere l’impatto delle riforme sullo sviluppo dell’occupazione a un mese di distanza dall’introduzione del decreto Dignità.

Le restrizioni rallentano la crescita
«Nella Costituzione italiana – fa notare – il termine dignità ha un significato preciso e viene utilizzato per qualificare il diritto di chi lavora a trovarsi nella condizione di poter assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e, appunto, dignitosa. È tutto da verificare che la stretta sul lavoro a termine e sulla somministrazione vada in questa direzione. Interventi troppo restrittivi rischiano di rallentare la crescita che, a prezzo di grandi sacrifici economici per tutti, l’Italia ha potuto registrare proprio in questi ultimissimi anni. E soprattutto l’intervento legislativo pare caratterizzato da complessità e incertezze interpretative, che sono di per sé di pregiudizio allo sviluppo».

Modificato il Jobs act
Con il decreto Dignità, dice, «è stata modificata sia la disciplina del contratto di lavoro a termine, sia quella della somministrazione, sia la disciplina del licenziamento».
«Si tratta di modifiche di grande rilevanza – prosegue Fabrizio Daverio – che, combinandosi a una recentissima sentenza della Corte costituzionale, vengono a modificare in profondità la disciplina del Jobs act, che aveva consentito una crescita dell’occupazione, soprattutto giovanile, dettando un regime evoluto dei rapporti di lavoro».

Fonte: AdnKronos

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