Decreto dignità, scontro acceso tra Boeri e il governo

Botta e risposta tra il presidente dell'Inps e il vicepremier Di Maio

pensioni
Il presidente dell'Inps, Tito Boeri

Sono circa 890 gli emendamenti presentati nelle commissioni Lavoro e Finanze della Camera sul cosiddetto “decreto dignità”. Da lunedì 23 luglio prenderà il via l’esame del provvedimento e l’approdo nell’Aula di Montecitorio è slittato dal 24 al 26 luglio.

Intanto va avanti lo scontro tra il governo e il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che in audizione alla Camera ha fatto riferimento agli attacchi ricevuti dai vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio, e difendendo l’operato del suo Ente ha sottolineato: «Se nelle sedi istituzionali opportune mi venisse chiesto di lasciare il mio incarico anticipatamente perché ritenuto inadeguato a ricoprirlo, ne trarrei immediatamente le conseguenze. Ciò che non posso neanche prendere in considerazione sono le richieste di dimissioni on line e le minacce da parte di chi dovrebbe presiedere alla mia sicurezza personale – ha detto Boeri aggiungendo – Affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico, come ha fatto il ministro Di Maio –  significa – perdere sempre più contatto con la crosta terrestre, mettersi in orbite lontane dal nostro pianeta».

La miccia che, 24 ore prima, aveva fatto accendere lo scontro col governo è la relazione tecnica dell’Inps sul decreto dignità in cui, tra le altre cose, si prevedono 8.000 occupati in meno nel primo anno di applicazione, in seguito alla stretta prevista sui contratti a termine.

Non si è fatta attendere la risposta del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che, come successo per la polemica con Confindustria, ha replicato su facebook sottolineando: «Boeri dice a me di aver perso il contatto con la realtà. La verità è che oggi si è seduto sui banchi dell’opposizione. Non è la prima volta, speriamo sia l’ultima».

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