Accordo sui migranti, in giornata il decreto Rilancio

La regolarizzazione dei migranti che lavorano come braccianti, colf e badanti si farà, assicura Giuseppe Conte. E blocca così la fronda M5s che cercava di stralciare la norma dal decreto Rilancio. All’apice di uno scontro durissimo, che minaccia di far impantanare l’attesa maxi manovra da 55 miliardi, il premier decide di intervenire, per ricordare ai Cinque stelle che sono “legittimi” i loro dubbi, ma una “sintesi politica” nella maggioranza era stata raggiunta domenica notte e da lì si parte.

L’accordo però ancora non c’è. E non c’è neanche la quadratura del decreto monstre, da oltre 250 articoli: slitta di un altro giorno l’approdo in Consiglio dei ministri, per un problema di fondi sottostimati per la cassa integrazione prevista dal decreto Cura Italia, varato a marzo, e più in generale per un difficile incastro delle coperture, tanto che tra i tecnici c’è chi non esclude il ricorso a “clausole di salvaguardia” per andare oltre i 55 miliardi in deficit.

Ma è il dossier migranti a far tremare ancora la maggioranza. Spetta a Conte trovare una sintesi tra gli azionisti del suo governo su un tema tanto “complesso” da aver portato “anche governi di centrodestra”, nota il premier, ad aprire ad ampie sanatorie.

La riunione tecnica del preconsiglio va avanti per tutta la giornata, per provare a sciogliere i nodi. Dal ministero dell’Economia spiegano che si tratta di definire le platee delle singole misure per far tornare i conti. Ma l’introduzione in extremis del taglio dell’Irap prima, la mancanza di fondi per la cig poi, creano più di un problema: anche per gli incentivi al personale sanitario mancano risorse. Tra i tecnici c’è chi propone una sorta di “clausola di salvaguardia“, con ad esempio il rimando ai fondi che arriveranno dal meccanismo europeo Sure per coprire gli ammortizzatori sociali. E torna in pista una ipotesi di nuove privatizzazioni.