Def, allarme di Confindustria: «L’Ue potrebbe chiedere di correggerlo»

Secondo l'organizzazione degli industriali esiste il rischio di non riuscire a rispettare la parte preventiva del Patto di Stabillità, esponendo l'Italia a una richiesta di correzioni da parte della Commissione europea

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Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia

L’Unione europea potrebbe, quanto prima, chiedere una correzione sul Def (documento di economia e finanza) presentato dal governo italiano. L’allarme arriva dal centro studi di Confindustria (Csc) che spiega come sia «molto elevato il rischio di non rispettare la parte preventiva del Patto di stabilità». Per questo motivo, prosegue, la Commissione europea «potrebbe chiedere una correzione già a novembre oppure l’anno prossimo».

I dati dello studio
Nella sua analisi, Confindustria evidenzia come, per il 2020, la crescita del Pil del nostro Paese sia sovrastimata specialmente per quanto riguarda lo scenario tendenziale, mentre la sterilizzazione della clausola di salvaguardia non sembra essere strutturale. Questo porterà, il prossimo anno, a dover recuperare 28,8 miliardi per evitare, nuovamente, un aumento dell’Iva. Il Csc, inoltre, definisce «problematico» anche il raggiungimento del deficit programmatico 2020, al 2,2 per cento del Pil «perché le copertura indicate nella Nadef non appaiono esaustive: per la meta’ infatti sono riconducibili agli effetti di misure di contrasto all’evasione che per definizione sono incerte o di tagli di spesa rinviati a un’azione di revisione in corso d’anno».

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