Def, si va verso una manovra correttiva? Intervista al professor Trovato

Secondo l'ordinario di Statistica Economica all’università Tor Vergata di Roma «I numeri contenuti nel Def sono realistici e molto preoccupanti»

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Le cifre messe nero su bianco dal governo nel Documento di economia e finanza non lasciano ben sperare. Una crescita stentata, pari allo 0,2 per cento, lontana da quell’1 per cento inizialmente stimato per il 2019, un rapporto deficit/Pil che sale al 2,4 per cento dal 2 per cento previsto, un debito pubblico sempre più pesante, pari al 132,7 per cento del Pil, in rialzo dal 132,2 per cento del 2018. Dati che fanno riaffiorare il rischio di una manovra correttiva d’autunno e che innervosiscono la maggioranza. Lega e 5 Stelle per ora continuano a promettere una riduzione delle tasse e giurano che l’Iva non aumenterà, ma di fronte a tali numeri queste promesse appaiono difficili da realizzare. Lo conferma il professor Giovanni Trovato, ordinario di Statistica Economica all’università Tor Vergata di Roma: «I numeri contenuti nel Def mi sembrano realistici e molto preoccupanti».

Ma come è possibile che le previsioni iniziali fossero molto più rosee? «Probabilmente si sono sopravvalutati gli effetti di alcune misure come il reddito di cittadinanza e quota 100 che invece avranno un effetto vicino allo zero sulla crescita. E del resto, tutti gli enti internazionali, a cominciare dal Fondo monetario avevano previsto una crescita molto più stentata e difficoltà per l’economia italiana».

Dunque non possiamo evitare una manovra correttiva?
«Io penso di no, del resto se il Pil non cresce, il debito rimane così elevato, delle correzioni andranno trovate. Mi pare che il ministro Tria sia stato molto chiaro».

Ha detto che non è possibile evitare l’aumento dell’Iva e fare anche la flat tax.
«A parte che la previsione di due aliquote già dovrebbe impedire di parlare di flat tax. E comunque la flat tax costa tantissimo e mi pare nettamente contraria al dettato costituzionale che parla di una progressività delle imposte».

Si parla però di un aumento selettivo dell’Iva solo su alcuni beni.
«Potrebbe aversi un aumento parziale per alcuni beni di lusso ma non sono sicuro che ciò possa essere sufficiente».

Perché le misure adottate dal governo non stimolano la crescita?
«Quota 100 non è una misura che mette più soldi nelle tasche delle persone. E finora mi pare non sia in grado di creare nuovi posti di lavoro. Il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno alla povertà ma non è misura di sostegno al lavoro. E’ giusto aiutare le classi più indigenti ma va considerato anche che chi ha pochi soldi non acquista il filetto di carne o la maglia prodotta da una firma del lusso. Fa la spesa al discount e compra gli abiti delle grandi catene e questi prodotti spesso vengono importati dall’estero dunque rischiamo di fare debito per finanziare il debito e al dunque finanziamo le imprese straniere e non quelle italiane».

Cosa servirebbe allora?
«Per esempio facilitare gli investimenti. Faccio un esempio: se Enel vuole costruire una centrale solare qui da noi ci vogliono 6-7 anni, in Brasile bastano 6 mesi. Bisognerebbe poi intervenire sul cuneo fiscale perché non è possibile che il 50 per cento del reddito vada via fra Inps e Irpef. Questo sì che metterebbe più soldi nelle tasche degli italiani, soprattutto di quella classe media che è stata nettamente impoverita negli ultimi anni».

Dunque non ci attendono tempi facili.
«Direi di no, il ministro Tria anche su questo è stato chiaro. Purtroppo nel nostro paese è stata ed è del tutto assente una linea economica lungimirante, condivisa da maggioranza e opposizione. Guardiamo invece a paesi come la Germania dove, negli anni 2000, si è deciso di investire in scuola, sanità e innovazione. Una linea che è stata seguita da tutti i governi che si sono succeduti che non si sono mai sognati di tagliare questi investimenti».

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