Defibrillatore, ecco cosa fare per salvare una vita

Tutto quello che c'è da sapere sui dispositivi semiautomatici, chi può utilizzarli, in che modo e in quali responsabilità incorre

defibrillatore

Intervenire tempestivamente durante un attacco cardiaco può fare la differenza. Per questo motivo da luglio 2017 è entrato in vigore l’obbligo dei defibrillatori semiautomatici per le società sportive professionistiche e dilettantistiche e in alcuni luoghi pubblici. Per fare chiarezza sull’utilizzo di questi dispositivi abbiamo contattato Andrea Tirabasso, responsabile Risorse umane e Formazione della Croce Rossa di Roma.

Qual è il funzionamento di un defibrillatore (Dae)?
«Il defibrillatore è uno strumento in grado di rilevare le alterazioni del ritmo della frequenza cardiaca e di erogare una scarica elettrica al cuore qualora sia necessario. È così denominato poiché va ad agire nelle situazioni di fibrillazione, ovvero tutte quelle situazioni dove vi è un’alterata contrattilità dei muscoli del cuore. L’erogazione di uno shock elettrico ha proprio lo scopo di “resettare” questo battito cardiaco “irregolare” e, successivamente, ristabilirne il ritmo corretto. Il suo utilizzo va sempre associato comunque alle manovre di rianimazione cardiopolmonare.
Ne esistono di diversi tipi. Il più comune è il cosiddetto “defibrillatore semiautomatico esterno” che è in grado di funzionare quasi in completa autonomia. Una volta collegati in maniera corretta gli elettrodi al paziente infatti, il dispositivo effettua in maniera automatica uno o più elettrocardiogrammi e stabilisce se sia necessario o meno erogare uno shock elettrico al cuore. Il defibrillatore quindi, è in grado di “valutare” se la persona da soccorrere sia stata colpita da arresto cardiaco e, qualora il ritmo sia defibrillabile, avverte l’operatore, della necessità di erogare una scarica elettrica al muscolo cardiaco. A questo punto, l’operatore dovrà solo premere il pulsante di scarica».

Chi può utilizzarlo? È necessario un corso?
«Ogni persona che abbia compiuto la maggiore età ed abbia frequentato un corso abilitante all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico può utilizzarlo. La Croce Rossa italiana (CRI) da sempre eroga corsi di formazione “abilitanti all’utilizzo del defibrillatore sia nell’adulto che nel bambino”, avendo tra i propri compiti statutari la diffusione delle manovre salvavita e del primo soccorso tra la popolazione. Anche per questo motivo il legislatore ha posto una crescente attenzione sulla diffusione dei defibrillatori e sul loro utilizzo. È bene infatti sottolineare che un tempestivo e corretto intervento da parte di chiunque, in attesa del soccorso sanitario avanzato qualificato, aumenta le percentuali di sopravvivenza in maniera esponenziale. È il principio, ormai riconosciuto a livello internazionale, su cui si fonda la cosiddetta Catena della Sopravvivenza, che spinge al riconoscimento precoce della situazione di emergenza, quando cioè vi è una compromissione delle funzioni vitali che possa portare ad un danno irreversibile a carico del SNC e l’inizio immediato delle manovre di rianimazione, unendole ad una corretta chiamata di soccorso e proprio alla defibrillazione precoce. In linea generale ognuno di noi potrebbe “supportare” le funzioni vitali sino all’arrivo del personale sanitario e il successivo trasporto in ospedale. Ed è questo che la CRI cerca di fare. In ultimo mi preme ricordare di accertarsi sempre, preventivamente, che il Centro di Formazione prescelto per la formazione, sia un Centro Accreditato presso il 118 della propria Regione. In caso contrario infatti non avrebbe alcun tipo di validità».

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Un defibrillatore semiautomatico

In caso di impiego, chi utilizza il defibrillatore incorre in qualche responsabilità sull’esito dell’intervento?
«Nel caso del defibrillatore semiautomatico le principali responsabilità ascrivibili all’operatore sono da imputarsi alla sicurezza propria e degli astanti. Il defibrillatore semiautomatico infatti non eroga alcuna scarica, qualora il ritmo della frequenza cardiaca non lo richieda. Inoltre a tutela della persona da soccorrere e dei soccorritori stessi molti defibrillatori registrano ciò che succede nell’ambiente circostante, non appena vengono attivati».

I defibrillatori semiautomatici sono obbligatori per le società sportive e in alcuni luoghi pubblici. Quali sono i luoghi pubblici dove la presenza del Dae è obbligatoria e quali quelli dove non lo è?
«La normativa tuttora vigente parla di particolari obblighi per le associazioni sportive dilettantistiche mentre vengono solo citati poliambulatori, palestre, cinema, teatri, parchi divertimento, stadi, centri commerciali, ipermercati, alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e stazioni sciistiche. In particolare sono state disposte le linee guida riguardo le modalità di diffusione dei defibrillatori ma si delega alle Regioni il compito di agire sul proprio territorio, consigliando sempre di prendere ovviamente misure di sicurezza consone per i luoghi e le strutture ad alta frequentazione. Tutto questo ricade anche sulle autoregolamentazioni che molte aziende si sono date, recependo quindi non solo la normativa regionale e nazionale ma anche quella internazionale, come nel caso del trasporto aereo ad esempio. Lo stesso vale per molte federazioni sportive, in particolare quelle degli sport che si praticano all’aria aperta o che implichino un grande sforzo a livello cardiocircolatorio e respiratorio. Sembrerebbe anche ci sia intenzione in futuro di dare un ruolo di primo piano anche alle farmacie, nell’ottica di quella prossimità e capillarità di cui parlavo prima. Va infine specificato che le Regioni hanno un loro piano sanitario anche per tutti quegli eventi nei quali è prevista una grande partecipazione di persone. E, a seconda del numero dei partecipanti e del luogo prescelto, obbligano gli organizzatori a predisporre il piano sanitario, contenente anche il numero dei defibrillatori messi a disposizione».

Possono dotarsi di defibrillatori anche le società private? Le stesse società hanno l’obbligo di far fare un corso per l’utilizzo del Dae?
«Nell’ottica della diffusione di ambienti cosiddetti cardioprotetti e di una maggiore responsabilità sociale, ogni luogo di lavoro e/o di aggregazione andrebbe munito di uno o più defibrillatori. Anche se non ancora obbligatorio. Ciò permetterebbe la precocità dell’intervento con altissime possibilità di successo. La capillarità sul territorio infatti risulta fondamentale. E la capillarità spesso si tramuta in un intervento tempestivo ed efficace. Aspetto fondamentale nelle situazioni in cui il fattore tempo gioco un ruolo letteralmente vitale, nei primi 5 minuti dall’evento. Questo è uno dei compiti che la CRI si è posta e per cui noi della CRI di Roma stiamo lavorando molto. E’ chiaro che laddove un’azienda si munisca di un defibrillatore è necessario formare alcuni dei propri addetti. In quasi tutte le Regioni italiane ogni defibrillatore, una volta acquistato e posizionato, va “denunciato” all’Azienda Regionale di Emergenza Sanitaria, enunciando recapiti e responsabili dell’azienda, nominativi del personale formato, centro di formazione dove si è svolta la formazione del personale e coordinate GPS del luogo in cui è stato posizionato lo strumento».

Perché l’acquisto dei defibrillatori semiautomatici è sottoposto all’iva al 22 per cento invece che al 4 per cento come per tutti i dispositivi medici?
«Questo in realtà è un argomento piuttosto dibattuto che non riguarda solamente i defibrillatori. Molte sono state le petizioni, proposte e le richieste di chiarimenti. Ma a livello fiscale nulla è cambiato. Presumo comunque sia dovuto al fatto che i defibrillatori siano ancora intesi come un bene “elettronico” di consumo. Va comunque ricordato che già da qualche tempo il defibrillatore semiautomatico e i corsi rivolti ai dipendenti per imparare a utilizzarlo, sono inclusi nel nuovo modello OT24 dell’Inail, tra gli interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro che garantiscono una riduzione del tasso di premio a carico del datore di lavoro nelle aziende dove non è obbligatoria la sua presenza».

2 Commenti

  1. Il cosidetto “Decreto Balduzzi” che introduce l’obbligo di dotazione dei defibrillatori (DAE) anche per le società sportive dilettantistiche è entrato in vigore, dopo tre rinvii disposti dal ministro Lorenzin, nel luglio 2017

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