Deliveroo: ecco chi sono, quanto guadagnano e cosa vogliono i rider

La più gran parte è soddisfatta dell'attività di consegna, solamente il 9 per cento è insoddisfatto. Ma chiedono più diritti tipici del lavoro subordinato

Deliveroo

Chi sono i rider di Deliveroo? Cosa vogliono? Li vediamo girare in città in divisa, montano bici (a volte motorini), ci portano da mangiare a casa, ma fondamentalmente non li conosciamo. L’Istituto Bruno Leoni ha svolto una ricerca sentendo 1.000 fattorini “targati” Deliveroo. Lo studio evidenzia che i rider sono quasi tutti uomini (91 per cento) e guadagnano in media 12 euro lordi l’ora, contro i 7 euro l’ora previsti dal contratto nazionale della logistica. Lavorano mediamente 11 ore alla settimana e la maggioranza per meno di 6 mesi. Il profilo tipo ha un’altra occupazione principale, tipicamente da studente o lavoratore, e devolve parte del suo tempo alla consegna di cibo a domicilio soprattutto per ricavare le somme necessarie ad affrontare specifiche spese o comunque per arrotondare lo stipendio. La più gran parte è soddisfatta dell’attività di consegna, solamente il 9 per cento è insoddisfatta. Il principale motivo di soddisfazione è che il lavoro è flessibile, e i pochi insoddisfatti lo sono principalmente perché «non c’è abbastanza lavoro». Anche l’opinione che i fattorini hanno di sé pare più prossima alla figura dell’autonomo che del lavoratore dipendente. Chiedono più “diritti” tipici del lavoro subordinato (ferie, malattia) ma, se concretamente posti di fronte alla scelta tra la libertà dell’autonomo e le protezioni del dipendente, in maggioranza dicono di prediligere la prima. La maggioranza, in ogni caso, chiede assicurazioni, contributi previdenziali e copertura in caso di malattia. 

Conclusioni dello studio
«Alla luce di tutto questo, i tentativi di inquadrare i rider nelle maglie del lavoro dipendente appaiono tre volte controproducenti: la regolamentazione sarebbe incoerente con la natura stessa dell’attività delle piattaforme, priverebbe i lavoratori di quella che identificano come la principale fonte di attrattività del food delivery, e si tradurrebbe in una perdita di benessere sociale dovuta alla minore offerta di servizi di consegna del pranzo a domicilio. Occorre piuttosto ragionare su quali protezioni siano concretamente necessarie viste le caratteristiche del lavoro dei rider, e prevedere forme di intervento pubblico solo se esse non vengono fornite dal mercato. La principale rivendicazione dei fattorini – la tutela contro gli infortuni sul lavoro – per esempio viene coperta da molte piattaforme (inclusa Deliveroo) attraverso schemi assicurativi privati», si legge nella parte finale del rapporto.

Il general manager
Così Matteo Sarzana, general manager di Deliveroo Italia: «I lavoratori della on demand economy sono l’esempio di un cambiamento epocale in atto nel rapporto tra datore di lavoro e lavoratore, e il risultato del Focus dell’Istituto Bruno Leoni lo conferma. Nei nuovi lavori della on-demand economy sono coloro che offrono i servizi – come i rider – a decidere già in autonomia se, quando, come e dove operare, lavorando talvolta per più piattaforme dello stesso comparto o svolgendo attività anche molto diverse tra di loro. Per la prima volta dalla prima rivoluzione industriale del XVIII secolo, il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore cambia profondamente. Non è più solo il datore di lavoro che dirige il lavoratore, ma anche il lavoratore autonomo può decidere di svolgere la sua attività in base alle proprie disponibilità. La richiesta di flessibilità nel mondo del lavoro è sempre più diffusa, come dimostra anche un recente studio YouGov: i lavoratori italiani vorrebbe scegliere il proprio orario di lavoro e vorrebbero lavorare attraverso lo smart working. E’ una trasformazione alla quale dobbiamo guardare con ottimismo e impegno. Dobbiamo assicurare a questi nuovi lavoratori autonomi un insieme di nuove protezioni che prima non esistevano, proprio come abbiamo fatto noi di Deliveroo, mettendo a disposizione dei nostri rider un insieme estremamente ampio di tutele. Siamo ottimisti perché crediamo che anche i nuovi lavori della on-demand economy potranno contribuire a superare le crisi occupazionali e a rilanciare l’economia nel suo complesso».

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