Delta del Po, la rinascita del Polesine grazie all'”oro del fiume”

Il territorio, in passato devastato dalle inondazioni, si è ripreso grazie allo sviluppo del settore ittico conciliando tradizione e innovazione

Delta del Po
Impianti di coltivazione di Ostriche Tarbouriech

Delta del Po, Polesine: luoghi che evocano paesaggi e scenari naturali, ma anche immagini d’inondazioni e devastazione. La parola “Polesine” su Google, restituisce soprattutto immagini legate al doloroso passato di quest’area: ora però la realtà è ben diversa.
La società rurale, colpita da inondazioni devastanti nel ‘51 e nel ‘66, ha deciso di guardare avanti: gli imprenditori locali hanno saputo rialzare la testa e adattarsi a un territorio, che si sviluppa lungo l’Adige e il Po fino all’Adriatico, modificato più volte dalla natura e dall’uomo.
La sacca degli Scardovari, un’insenatura situata nell’area meridionale del Delta, ne è un esempio: fino agli anni ‘50 era una spianata di risaie, ma le estrazioni di metano hanno fatto sprofondare il terreno, riconquistato dal mare. Sotto le acque salmastre però, si cela una delle ricchezze del Polesine, definita dagli stessi abitanti “l’oro del Delta”: coltivazioni di cozze e vongole hanno preso il posto delle risaie, con produzioni qualitativamente superiori a quelle in mare aperto.

Delta del Po
La sacca degli Scardovari

La pesca è uno dei settori che hanno fatto risorgere il territorio
Le cozze, 50 mila quintali l’anno, sono le prime nel nostro Paese ad aver ottenuto la certificazione DOP e da pochi anni è stata avviata, unica in Italia, una produzione di ostriche rosa: l’ambiente, l’impegno dei coltivatori, e i dispositivi alimentati a energia solare e controllati online, che simulano le maree atlantiche, producono ostriche apprezzate nei ristoranti di tutta Italia.
Frutti di mare e pesce sono distribuiti da una rete cresciuta negli anni: in provincia di Rovigo ci sono ormai più di 2 mila aziende, contro le 862 di Venezia, capaci di fatturare 800 milioni di euro l’anno e dare lavoro a 8500 persone. Per tutelare l’ecosistema, a cui sono legate la pesca, ma anche l’agricoltura e il turismo, in pieno sviluppo, la raccolta è quotidianamente monitorata dal Consorzio ittico del Delta e la ricerca e l’innovazione sono costanti.

Delta del Po
Canali nel Delta del Po

Valorizzarsi tramite i social
«Abbiamo ormai la consapevolezza che non ci manca nulla – dice Gian Michele Gambato, vice presidente della Camera di commercio e di Confindustria di Venezia e Rovigo –. Siamo un territorio di attrazione per grandi player internazionali, ed è giunto il momento di avviare un percorso di valorizzazione, anche attraverso i social, proponendo il nostro modello di sviluppo».
Un modello che può contare su attività uniche, come il “distretto della Giostra”, dove quasi 200 imprese producono macchine per i parchi di divertimenti e fuochi d’artificio apprezzati in tutta Europa, con un fatturato di 250 milioni l’anno, il tutto sostenuto da una rete di trasporto moderna, che integra strade, rotaie e vie fluviali.
Il territorio ha saputo conciliare tradizione e innovazione, sviluppo e ambiente, ma c’è ancora da lavorare: tradizione, innovazione e qualità da sole non bastano a far uscire il territorio dall’ombra di città più note come Venezia, Padova o Verona. La sfida che il Polesine ha ora di fronte è quella di aprirsi al mondo, valorizzare le proprie ricchezze e scrollarsi di dosso il ruolo di Cenerentola del Veneto.

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