Depressione, colpiti 2,8 milioni di italiani. Sos disoccupati e over 65

Il report dell'Istat sulla salute mentale evidenza che nel nostro Paese ci sono meno depressi rispetto alla media Ue ma la presenza della malattia aumenta al crescere dell’età e di condizioni di svantaggio sociale ed economico

depressione

Sono oltre 2,8 milioni gli italiani che soffrono di depressione (il 5,4 per cento della popolazione con oltre 15 anni). E’ il disturbo mentale più diffuso e la malattia è in aumento tra gli anziani. Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, relativa al biennio 2015-2017, al crescere dell’età aumenta anche la prevalenza dei disturbi depressivi che passa da un’incidenza del 5,8 per cento tra i 35 e i 64 anni a ben il 14,9 per cento dopo i 65 anni. E se l’Italia è il paese Ue con meno depressi (7,1 la media Ue) proprio gli over-65 raggiungono un valore doppio rispetto a quello europeo (11,6 per cento).

A rischio chi non lavora
Vittime della depressione sono soprattutto le donne (9,1 per cento contro 4,8 per cento) e chi non ha un lavoro. «Nella popolazione adulta la condizione lavorativa ha una forte rilevanza nel determinare il ruolo sociale dell’individuo», sottolinea l’Istat, tanto è vero che tra i 35-64enni dichiara disturbi depressivi e ansia il 10,8 per cento degli inattivi e l’8,9 per cento dei disoccupati rispetto al 3,5 per cento degli occupati.

Depressione e ansia si associano a minore resa
In chi, invece, un lavoro ce l’ha, soffrire di questa malattia incide sfavorevolmente sulla presenza in ufficio. Secondo la rilevazione dell’Istat, nel corso del 2015 il 48,6 per cento degli occupati affetti da questo tipo di disturbi ha fatto almeno un giorno di assenza, il 18,7 per cento in più del resto della popolazione. Tra gli occupati con depressione o ansia cronica grave il numero medio di giorni di assenza dal lavoro è più che triplo (18 giorni) rispetto al totale degli occupati (5 giorni).

Più depressi tra i meno istruiti
I disturbi ansioso-depressivi si associano spesso a condizioni di svantaggio sociale ed economico: rispetto ai coetanei più istruiti, raddoppiano negli adulti con basso livello di istruzione e triplicano (16,6 per cento rispetto a 6,3 per cento) tra gli anziani, fra i quali risultano però meno evidenti i differenziali rispetto al reddito.

Meno suicidi in Italia che in Europa, ma tra i giovani causano un decesso su 8
Associato alla depressione è anche il tasso di mortalità per suicidio, che in Italia è pari a 6 per 100 mila residenti (più basso della media europea, pari a 11 per 100 mila). Tale quota aumenta con l’età, passando da 0,7 nei giovanissimi (fino a 19 anni) a 10,5 negli anziani, con valori 4 volte maggiori nei maschi rispetto alle femmine. Nella classe di età tra i 20 e i 34 anni, invece, il suicidio rappresenta una rilevante causa di morte (12% dei decessi).

 

 

 

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