Detenuti, nelle carceri di Milano si sperimentano i centri per l’impiego

È la prima esperienza in Italia di uno sportello di ricerca lavoro collocato direttamente in un istituto penitenziario

Un passato da galeotto ma un futuro da cuoco, idraulico, elettricista o parrucchiere. Per i detenuti delle carceri milanesi di Opera e San Vittore la reclusione ha oggi una prospettiva più rosea, perché mentre il tempo della pena trascorre è già possibile mettere un piede nella società civile attraverso un lavoro proposto ed offerto dai centri per l’impiego di Afol Metropolitana, l’ente partecipato da Città metropolitana di Milano e da 62 Comuni del suo hinterland che si occupa di politiche di formazione ed occupazione.

Così per trovare un impiego non serve aspettare di tornare in libertà: Afol Metropolitana ha infatti aperto, per la prima volta in Italia, due sportelli di ricerca lavoro proprio all’interno dei due istituti penitenziari di Milano; il primo lo scorso anno a Opera, e il secondo a San Vittore inaugurato a novembre. In entrambe queste strutture è presente un ufficio al quale i detenuti possono rivolgersi per iscriversi a corsi di formazione professionale, sperimentare lavori di vario genere e tentare di inserirsi nel mondo del lavoro.

Una vita lavorativa dentro e fuori San Vittore
A San Vittore sono impegnati lavorativamente 250 detenuti, pari a circa il 30 per cento della popolazione dell’istituto carcerario, che tra varie mansioni attendono di uscire di prigione. Ma dopo, quale sarà il loro destino? Come potranno reinserirsi nella società ed evitare di tornare a delinquere? A queste domande cerca dunque di dare una risposta l’ultimo Centro per l’impiego, in ordine di tempo, aperto in carcere da Afol Metropolitana.

«Due operatori del nostro sportello hanno il compito di supportare gli utenti in una serie di servizi per il lavoro, come ad esempio la possibilità di stipulare un patto di servizio personalizzato, che prevede l’individuazione del percorso di politica attiva a cui l’utente si impegna a partecipare – afferma Giuseppe Zingale, direttore generale di Afol Metropolitana -. Sono inoltre previste attività di partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di un impiego, la stesura del curriculum vitae, la preparazione per sostenere colloqui di lavoro o iniziative di orientamento, di carattere formativo o di riqualificazione. Questo passaggio, compatibilmente con le condizioni dello stato detentivo, consente al soggetto di accedere alle misure di politica attiva di carattere nazionale, come Garanzia giovani e l’assegno di ricollocazione, o di carattere regionale, come la Dote unica lavoro».

Oggi detenuti, domani occupati
Non è naturalmente possibile ipotizzare un percorso lavorativo standard per tutti i detenuti, soprattutto in considerazione della difformità dei vari reati commessi. Alcuni lavori si attagliano quindi meglio di altri a un futuro ritorno alla “normalità”, e per la maggior parte si tratta di lavori manuali. A San Vittore, ad esempio, c’è forte richiesta di cuochi, addetti alla lavanderia, idraulici, elettricisti, imbianchini, piastrellisti, saldatori, installatori di impianti di condizionamento, addetti alle pulizie, barbieri e parrucchieri per uomo e donna.

«Esistono categorie di detenuti, autori di reati di particolare gravità, che hanno limitazioni alla loro movimentazione all’interno dell’istituto penitenziario e all’incontro con altre persone, e non possono accedere a parte delle attività interne – spiega Giacinto Siciliano, direttore della casa circondariale di San Vittore -. Alcune di queste attività si svolgono infatti in ambienti esterni al carcere, e per il loro svolgimento sono necessarie procedure di osservazione particolare da parte degli operatori, insieme a valutazioni della magistratura di sorveglianza. Per il resto, però, tutti sono iscritti ora al collocamento interno, e quelli che hanno competenze particolari vengono inseriti in speciali graduatorie per le mansioni da svolgere sulla base delle competenze certificate».

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