Di Battista pronto a fare un suo partito: quanto potrebbe valere per Di Maio

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Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista non fa più parte del Movimento 5 Stelle. L’ex deputato ha infatti rinunciato all’iscrizione, con il suo nome che di conseguenza è stato anche depennato dalla piattaforma Rousseau.

Dopo oltre dodici anni di militanza, risale al 2008 la prima candidatura senza particolare successo con la lista Amici di Beppe Grillo alle comunali di Roma, finisce così l’avventura di Dibba nel Movimento.

Casus belli di questo addio è stato il voto favorevole di Rousseau al sostegno al nuovo governo Draghi, con Di Battista che oltre a criticare la scelta dei vertici del Movimento non ha risparmiato critiche pure al quesito considerato “truffaldino”.

Il futuro di Alessandro Di Battista comunque dovrebbe essere ancora in politica, tanto che da giorni si susseguono le voci su un suo nuovo partito o movimento che a breve potrebbe essere annunciato.

Cronaca di un divorzio annunciato. Da tempo i rapporti tra Alessandro Di Battista e il Movimento 5 Stelle erano ai minimi termini, con la decisione di sostenere il governo Draghi che è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Se Dibba prima della sua cancellazione era un semplice militante, la situazione è ben diversa per i circa 40 parlamentari grillini che non hanno votato la fiducia: per loro è scattata automatica l’espulsione, ma non tutti sembrerebbero disposti a dire addio.

Le cronache così indicano questi “ribelli” come pronti a dare vita a un proprio gruppo parlamentare rispolverando il simbolo dell’Italia dei Valori. Si parla però della nascita anche di un nuovo movimento denominato L’alternativa c’è.

In questo scenario di sostanziale caos Alessandro Di Battista senza dubbio è il più corteggiato. Da tempo l’amico Gianluigi Paragone lo vorrebbe nel suo Italexit, ma l’ex deputato potrebbe imboccare un’altra via.

Stando a un articolo del Corriere della Sera, entro l’estate Dibba dovrebbe vita a un suo nuovo partito/movimento, tanto che l’autore Fabrizio Roncone ha anche riferito di una confidenza fatta da Luigi Di Maio a un amico.

Guagliò, questo rischia di portarci via almeno il 5%” avrebbe detto Di Maio stando al Corriere in merito a un possibile nuovo partito dell’ex pentastellato, ma i voti potrebbero arrivare anche da fuori il Movimento 5 Stelle.

Senza dubbio il 5% se fosse una stima realistica sarebbe un’ottima base di voti, che potrebbe garantire una buona rappresentanza nel prossimo Parlamento. Se guardiamo al fatto che il 40% degli attivisti ha votato No su Rousseau alla fiducia al governo Draghi, appare lampante che nel popolo pentastellato siano tanti gli scontenti.

A breve così potrebbe avvenire quello che gli analisti politici da tempo hanno annunciato: la deflagrazione del Movimento 5 Stelle, con l’ala governista destinata a un’alleanza con il centrosinistra e i duri e puri con Alessandro Di Battista, sempre che alla fine l’ex deputato decida veramente di dare vita a un proprio partito.