Di Maio, altre tre persone irregolari nell’azienda del padre?

Il vicepremier e ministro del Lavoro ha confermato l’esistenza di un lavoratore in nero nell’azienda di famiglia. Sulle altre dichiara che farà delle verifiche

Di Maio

Nella seconda parte dell’inchiesta delle Iene sull’azienda del padre del vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, emergono nuovi sviluppi che mettono in difficoltà il capo politico del M5S. Nel servizio, Salvatore Pizzo, l’ex dipendente che aveva denunciato alle Iene di aver lavorato in nero per l’azienda del padre del ministro, rivela che anche altri tre lavoratori si trovavano nella stessa situazione.

I nuovi casi
Uno di questi, spiega Pizzo, si chiama Mimmo e aveva lavorato «tre anni in nero, di cui 4 ore dichiarate e 4 pagate cash da Antonio Di Maio». In seguito, spiega, aveva fatto causa all’azienda e tutt’ora c’è un ricorso in atto.
Un altro dipendente, Giovanni, spiega al telefono all’inviato delle Iene, di aver lavorato in nero per circa 8 mesi.
Il terzo caso, ricorda Pizzo, riguarda un altro operaio, Stefano, che, durante un’ispezione dell’ispettorato del lavoro, sarebbe stato costretto a scappare nei campi per nascondersi perché non in regola.

La risposta di Di Maio
Durante la puntata della trasmissione di Italia 1, andata in onda ieri sera, Di Maio, intervistato da Filippo Roma, conferma che per un periodo, Salvatore Pizzo aveva lavorato in nero nell’azienda del padre: «Da questo punto di vista c’è stato lavoro nero e io prendo le distanze da questo comportamento». Il ministro, poi, aggiunge: «Non prendo le distanze da mio padre, a cui voglio bene, e ci tengo a dire che il suo modus operandi non è mai stato quello di tenere operai in nero». Incalzato sull’esistenza di altri lavoratori in nero, Di Maio spiega di aver chiesto spiegazioni al padre e di aver ricevuto risposta negativa. Tuttavia, quando viene messo a conoscenza delle nuove dichiarazioni di Salvatore Pizzo, afferma che farà delle verifiche sul caso.
Infine, quando gli viene chiesto se anche lui, nel poco tempo in cui ha fatto il muratore presso la ditta del padre, avesse lavorato in nero risponde: «Non c’è questo rischio perché quel poco periodo che ho lavorato sono stato inquadrato».

Il ricorso dell’operaio
Per quanto riguarda il lavoratore che ha scelto di far causa all’azienda del padre di Luigi Di Maio, il Corriere della sera riporta che l’operaio nel 2013 aveva aperto un contenzioso con la ditta per farsi riconoscere ore di lavoro in nero. Dopo aver perso il processo di primo grado, nel 2016, decide di fare ricorso in appello. Tuttavia, prima, riceve una proposta di mediazione da parte del padre di Luigi Di Maio, per chiudere il contenzioso. Il lavoratore, però, rifiuta la proposta e decide di proseguire con la causa di secondo grado. La prossima udienza è stata fissata dalla Corte d’appello di Napoli nel 2020.

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