Di Maio: «Pd voti nostre leggi per redimersi». Lotti: «Mi redimo in chiesa»

Il vicepremier e leader dei 5 Stelle attacca i dem durante una conferenza a Varsavia. Inoltre, commenta il risultato delle amministrative in Sicilia e del voto in Spagna

Di Maio
Luigi Di Maio e Luca Lotti

Di Maio contro i dem. Durante una conferenza all’ambasciata italiana a Varsavia, dove si trova per impegni istituzionali, il vicepremier e ministro del Lavoro ha parlato delle priorità del governo per i prossimi mesi, invitando il Partito democratico a votare i provvedimenti come “atto di redenzione”: «Credo che dobbiamo accelerare per portare avanti importanti provvedimenti come la legge sull’acqua pubblica, la legge per sottrarre alla politica regionale la nomina dei dirigenti nella sanità pubblica, una legge per tagliare lo stipendio ai parlamentari, il salario minimo. Queste sono leggi che fanno parte del contratto di governo e quindi è chiaro che il nostro interlocutore sono le forze di governo ma se il Pd vuole votare, magari ha l’occasione per redimersi da per tutto quello che non ha fatto quando era al governo». E, in vista delle prossime elezioni europee del 26 maggio ha aggiunto: «Se il M5S vincerà le europee, aumenteremo il salario minimo agli italiani e agli europei. Altro che aumentare lo stipendio ai parlamentari, come vorrebbe fare il senatore Zanda, attuale tesoriere del Pd di Nicola Zingaretti».

La replica dei dem
Le parole del vicepremier non sono certo passate inosservate. Così è passato poco tempo prima che arrivassero le prime risposte da parte di alcuni esponenti di spicco del Partito democratico. Così l’ex ministro per lo Sport, Luca Lotti: «Se devo redimermi io vado in chiesa non faccio accordi con Di Maio. Non si prendono certo lezioni da lui – ha spiegato in un post su Twitter, aggiungendo – Invito il vicepremier a non occuparsi del Pd e a preoccuparsi dei danni che il suo governo sta provocando al Paese».
Via Twitter anche la risposta dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi: «Di Maio vuole dialogare con il Pd se il Pd “si redime” – scrive – Ma su cosa vuole dialogare il capo di un partito assistenzialista, giustizialista, incompetente che ha portato l’Italia in recessione? #senzadime».
Nessuna possibilità di accordo anche per Carlo Calenda che commenta via social le frasi del leader pentastellato: «Nessun dialogo con questa gente è possibile. Sono arroganti, antidemocratici, incapaci e irresponsabili. Se ci sono proposte condivisibili come ogni opposizione seria si analizzano e si votano. Ma per cortesia non ricominciamo con gli inciuci. Qui si combatte per mandarli a casa!».

Risultati elettorali
Oltre allo scontro a distanza con il Partito democratico, Di Maio ha affrontato anche altre questioni. A cominciare dalle elezioni amministrative in Sicilia: «Sono molto contento del risultato del M5S in Sicilia, che dimostra come il lavoro sul territorio ci premia. Andiamo al ballottaggio a Caltanissetta, malgrado in Sicilia ci sia un sistema elettorale che consente di evitare il ballottaggio anche se si arriva al 40 per cento al primo turno. Una legge fatta in fretta e furia per non far vincere il M5S». Inoltre, il vicepremier ha commentato anche l’esito delle urne in Spagna, che ha visto prevalere il partito socialista: «Ci chiedono per chi tifavamo, il nostro obiettivo è parlare con il governo – ha sottolineato – Auspichiamo che si possa formare un governo. Il nostro interlocutore è quello che decidono i cittadini con il loro voto».

Alitalia
Di Maio ha poi parlato della situazione Alitalia, spiegando che il governo «è riuscito nel suo intento: la presenza massiccia dello Stato nella newco che permetterà di rilanciare Alitalia». Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha spiegato che «dentro la newco ci saranno il Mef e le Ferrovie dello Stato, quindi una presenza massiccia che ci permetterà di nominare una governance che, rispettando le norme, guarderà un rilancio dell’azienda e, soprattutto, sulle politiche turistiche». Il vicepremier ha ricordato che quella che nascerà «sarà la prima azienda ad avere al suo interno gomma, ferro e aereo, così da sviluppare una rete intermodale che permetterà ai turisti di atterrare in Italia e usare una rete che si farà concorrenza. Questa è la nostra idea di piano industriale dei prossimi 40 anni».

Ritorno delle province
Infine, il vicepremier e leader del M5S, lancia una stoccata ai colleghi di governo della Lega in merito alla possibilità di un ritorno delle province: «Se mi si viene a dire che per far funzionare la sanità e migliorare la situazione in Italia bisogna fare altre 2500 poltrone nelle province, siamo sulla strada sbagliata e mi meraviglia che proprio la Lega, che vuole fare una battaglia contro burocrazia, venga una proposta del genere. L’abolizione delle province è solo l’inizio di quello che dobbiamo fare per semplificare il Paese».