Di Maio presenta le carte: «Ero in regola». Ma spuntano altre grane…

Il vicepremier ha pubblicato sul blog delle stelle il contratto e le buste paga parziali, ricevute da febbraio a maggio del 2008 dalla ditta di famiglia

Luigi Di Maio ha provato a difendersi dalle accuse di aver lavorato in nero nella ditta del padre. Il vicepremier, quindi, ha pubblicato sul blog delle stelle un intervento inserendo il contratto e le buste paga (parziali) ricevute. «Potrete vedere come la mia quota di partecipazione senza funzioni di amministratore o sindaco nella società Ardima sia sempre stata regolarmente dichiarata a partire dal 2014. A dimostrazione ulteriore che i fatti denunciati non riguardano il periodo in cui sono socio dell’azienda. Pubblico subito questi documenti perché sono immediatamente reperibili. Pubblicherò anche gli altri richiesti, non appena saranno state ultimate tutte le verifiche necessarie. Massima trasparenza, sempre», si legge nel comunicato del leader del M5S.

Senza i mesi estivi
Sorge però un dubbio (in attesa dei prossimi documenti): Di Maio, per difendersi dalla accuse, ha sostenuto in tv di aver lavorato nei cantieri del padre nei mesi estivi e di non conoscere l’operaio che ha fatto causa alla ditta di famiglia. L’ha detto da Floris a Di Martedì, in diretta su La7. Nel maxi documento si possono vedere le buste paga del contratto a tempo determinato stipulato tra Luigi Di Maio e la Ardima Srl che vanno dal 27 febbraio 2008 al 27 maggio dello stesso anno. Mancano proprio le buste paga di giugno, luglio e agosto. I mesi estivi, appunto.

Le tappe
Il caso è esploso dopo il doppio servizio delle Iene: nella prima puntata della trasmissione di Italia 1 è stata raccontata la storia di Salvatore Pizzo, ex dipendente che aveva denunciato di aver lavorato in nero per l’azienda del padre del ministro del Lavoro e di essersi anche infortunato mentre svolgeva il suo compito; nella seconda parte dell’inchiesta sono venuti alla luce altri tre lavoratori pagati in nero, almeno parzialmente. Il caso ancora non si è sgonfiato. Adesso si attendono altri capitoli. Di Maio ha ricevuto il sostegno politico incondizionato dell’intero M5S, dall’altro lato è stato criticato dall’opposizione, in particolare dal PD, con la Boschi e Renzi in prima fila.

In pizzeria  
Intanto, il Fatto Quotidiano, ha svelato un potenziale lavoro in nero svolto dal vicepremier, sostenendo che Di Maio era un dipendente non inquadrato nella pizzeria “La Dalila” di Pomigliano d’Arco. Sarebbe successo per un anno intero, prima della discesa in politica. Oggi, poi, alcune aree del terreno di proprietà del padre di Di Maio sono state sequestrate per la presenza di rifiuti inerti a seguito di un controllo. «Sono tranquillo», ha detto il vicepremier.  

Filippo Roma minacciato sui social 
Così Filippo Roma, l’invito delle Iene che ha curato il doppio servizio sulla famiglia Di Maio: «Mi è parso deluso dal papà – ha detto il giornalista a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1 – Nell’intervista è emerso che il padre e il figlio non si parlavano, uno storia che affonda le radici in un passato molto lontano. Sui social i simpatizzanti del Movimento mi hanno sfondato, riempiendomi di insulti di ogni tipo: da servo di Berlusconi e Renzi a se ti incontro per strada ti ammazzo o ti riempio di botte. Nessun complimento? Sì, per strada…».

Il papà difende il figlio 
Intanto, il padre di Luigi, si è preso tutte le responsabilità in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera: «Luigi non ha colpa, stanno cercando di colpirlo. Come papà ho sempre cercato di tutelare la mia famiglia. Sono pronto a rispondere dei miei errori. Ma dovete lasciar stare la mia famiglia, i miei figli che non c’entrano nulla con tutto questo. Lui non ha fatto nulla per favorirmi e ha fatto bene».

 

 

 

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