Diabete, il frigorifero di casa può intaccare l’efficacia dell’insulina

Per prevenire la perdita di efficacia, il farmaco deve rimanere tra 2 e 8 gradi centigradi nel frigo o tra 2 e 30 gradi centigradi quando trasportata dal paziente in una "penna" o in una fiala

diabete

Quando i pazienti diabetici conservano la loro insulina nel frigorifero di casa, fiduciosi che faccia bene il suo lavoro, sono ignari del fatto che spesso, invece, la temperatura garantita non è quella giusta. Succede più frequentemente di quanto si pensi e il rischio concreto è che venga compromessa la qualità del farmaco e la sua potenza d’azione. A dimostrarlo è una ricerca presentata a Berlino al meeting annuale dell’European Association for the Study of Diabetes (Easd). Il lavoro condotto da scienziati tedeschi ha verificato appunto che l’insulina spesso è conservata alla temperatura sbagliata nei frigoriferi domestici dei pazienti.

La temperatura giusta
Molti farmaci iniettabili, come anche i vaccini, sono altamente sensibili al caldo e al freddo e possono deteriorarsi se la loro temperatura si sposta di alcuni gradi. L’insulina non sfugge a questa regola: per prevenire la perdita di efficacia, deve rimanere tra 2 e 8 gradi centigradi nel frigo o tra 2 e 30 gradi centigradi quando trasportata dal paziente in una “penna” o in una fiala. Per forza di cose, le persone che convivono con la malattia cronica hanno necessità diconservare l’insulina a casa anche per diversi mesi prima di usarla, ma poco si sa su come lo stoccaggio nell’elettrodomestico di casa influisca sulla qualità del farmaco.

Lo studio
Per indagare su quanto spesso si finisca fuori dal range “climatico” raccomandato dai produttori, Katarina Braune della Charité – Universitaetsmedizin di Berlino, in Germania, in collaborazione con Lutz Heinemann (Science & Co), esperto di tecnologia e diabete, e l’azienda di “digital health” MedAngel, ha monitorato con dei sensori la temperatura delle formulazioni di insulina conservate in frigo e portate come scorta da 388 pazienti diabetici residenti negli Usa e in Ue. Le rilevazioni sono state condotte tra novembre 2016 e febbraio 2018. I pazienti hanno posizionato sensori di temperatura accanto alla loro insulina nel frigorifero o nel sacchetto in cui trasportano il farmaco e altri prodotti correlati alla gestione del diabete. I dati relativi alla temperatura sono stati misurati automaticamente ogni 3 minuti (fino a 480 volte al giorno) prima di essere inviati a un’App e registrati su un database sicuro. Operazione fatta per una media di 49 giorni. L’analisi di 400 “diari” termici (230 per l’insulina refrigerata e 170 per quella trasportata) ha rivelato che il 79 per cento (315) contenevano scostamenti dalla gamma di temperature raccomandata. In media, l’insulina conservata nel frigorifero era fuori dall’intervallo corretto l’11 per cento delle volte (equivalente a 2 ore e 34 minuti al giorno). Al contrario, l’insulina trasportata dai pazienti non era nel range giusto solo per circa 8 minuti al giorno. Il congelamento è stato un problema ancora più grande: 66 sensori (17 per cento) misuravano temperature inferiori a 0 gradi centigradi (equivalenti a 3 ore al mese in media).

I consigli degli esperti
«Molte persone con diabete stanno inconsapevolmente conservando la loro insulina in modo non corretto a causa delle temperature fluttuanti nei frigoriferi domestici», avverte Braune. «Andrebbe dunque utilizzato sempre un termometro per controllare. Le condizioni di conservazione a lungo termine dell’insulina sono note per avere un impatto sul suo effetto ipoglicemizzante. Per i diabetici insulino-dipendente che assumono il farmaco più volte al giorno è essenziale un dosaggio preciso per ottenere risultati terapeutici ottimali. Anche una graduale perdita di potenza introduce una variabilità non necessaria nel dosaggio. Sono necessarie ulteriori ricerche per esaminare fino a che punto le deviazioni dalla temperatura corretta durante la conservazione domestica influenzino l’efficacia dell’insulina e gli esiti dei pazienti».

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