Diabete, tra nuove tecnologie e scoperte rimaste al palo

Dal glycolaser, sperimentato senza successo, al microinfusore "intelligente" che dovrebbe entrare in commercio a fine 2018. Intervista al dottor Andrea Laurenzi, diabetologo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele

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Vivere bene con il diabete si può a patto che medico e paziente imparino a gestire insieme la malattia. Per tenerla sotto controllo la ricerca e le nuove tecnologie possono fornire un aiuto importantissimo. Qualche anno fa si era parlato addirittura di un apparecchio – il glycolaser – che permetteva di misurare la glicemia senza bisogno dell’invasiva puntura. Un apparecchio che avrebbe reso più facile la vita dei diabetici. Grande poco più di un cellulare, grazie al laser il glucometro riusciva a “leggere” la glicemia semplicemente quando il paziente poggiava il dito su una sua finestrella.

Purtroppo il glycolaser, a 6 anni di distanza dalla sua presentazione, non è ancora in commercio. Non è stato possibile infatti raggiungere un’accuratezza nella rilevazione della glicemia superiore al 90 per cento (le autorità regolatorie chiedono almeno un’accuratezza del 95 per cento per la messa in commercio dell’apparecchio). Il nuovo glucometro era stato sperimentato per la prima volta presso il Diabetes Research Center dell’Istituto San Raffaele di Milano ma proprio dall’istituto milanese confermano che non si è riusciti a raggiungere una precisione tale da legittimare l’uso del nuovo apparecchio.

Tuttavia oggi, ci spiega il dottor Andrea Laurenzi, diabetologo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, le nuove tecnologie stanno facendo passi da gigante per aiutare la gestione del diabete.
«Oggi esistono due tipi di monitoraggio in continuo. Il primo è con gli allarmi e prevede che il paziente abbia un sensore addosso. Quando la glicemia sale o scende sotto un certo livello che può variare da paziente a paziente e viene fissato insieme al medico, l’allarme suona. Questo apparecchio però deve essere calibrato da una a tre volte al giorno a seconda del modello, il che vuol dire che il livello di glicemia va comunque misurato e il relativo dato va inserito nell’apparecchio. Il secondo tipo di monitoraggio avviene attraverso un sensore senza allarmi che non ha bisogno di misurazioni capillari. Nella pratica però, non essendo uno strumento preciso come il monitoraggio su sangue capillare, ogni tanto va fatta la puntura per conferma. Il primo apparecchio viene dispensato attraverso il Servizio sanitario nazionale, il secondo in molte Regioni non è ancora mutuabile. Per esempio in Lombardia lo è, in altre regioni non ancora».

Il passo in avanti nella gestione della malattia è rappresentato da quei sistemi che permettono a sensore e microinfusore di parlarsi. In questi casi possiamo aspettarci delle novità?
«Qualche anno fa è stato messo in commercio un microinfusore capace di sospendere l’insulina quando il sensore rileva una discesa della glicemia. La novità che ci attendiamo nei prossimi mesi è rappresentata da uno strumento che faccia la stessa cosa quando la glicemia sale. In tal caso l’apparecchio eroga una maggiore quantità di insulina. Non è proprio quello che possiamo definire un pancreas artificiale ma qualcosa che ci si avvicina molto».

È possibile fare una previsione su quando sarà in commercio?
«L’apparecchio ha già ricevuto il marchio CE e quindi ci aspettiamo che a fine 2018 possa finalmente essere messo in commercio. Si tratta di uno strumento che, per esempio, risulterà molto utile nella gestione notturna della glicemia».

Possiamo aspettarci altre novità nei prossimi mesi?
«La ricerca è attenta e approfondita. Si stanno studiando per esempio delle lenti a contatto che misurano il glucosio nelle lacrime, o dei sensori da applicare sul lobo orecchio ma sono tutti strumenti che ancora non possono essere utilizzati perché vanno perfezionati. Al di là dell’aiuto che può venire dalle nuove tecnologie però è importante che la malattia venga gestita con un continuo dialogo fra medico e paziente. Il primo deve sostenere il secondo e far capire quanto sia importante seguire bene la terapia, motivare il paziente anche da un punto di vista psicologico perché essendo il diabete una malattia complicata, che richiede un intervento attivo del malato e un’azione continua di monitoraggio e intervento, il suo ruolo è fondamentale».

 

1 commento

  1. il glycolaser non lo fannouscire, perderebbero un sacco di soldi con quello che costano le strisce reattive…maledprima in medicine e poi in cofanetto..etti cravattari Tutti i soldi che estorcono ai malati:

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