Nino Di Matteo contro Alfonso Bonafede: “Mancato gradimento”

“A questo punto la vicenda non è più personale ma istituzionale”. Il pm Nino Di Matteo affronta in Commissione Antimafia la sua mancata nomina alla guida del Dap, decisa dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. E Massimo Giletti a Non è l’Arena manda in onde un estratto dell’audizione dello scorso 18 giugno dall’effetto potenzialmente deflagrante nei confronti del Guardasigilli. “Il ministro nel giro di 24 ore fa quel dietrofront, dicendomi che per l’altro posto, quello per cui mi ero proposto (Affari penalindr) ‘non ci saranno dinieghi o mancati gradimenti che tengano”. Proprio questo passaggio avrebbe scatenato il rifiuto di Di Matteo e il sospetto che dietro la sua mancata nomina al Dap ci fosse stato un intervento dall’alto, un “mancato gradimento” appunto. “A chi si riferisse non è compito mio saperlo, potrebbe dirlo solo il ministro Bonafede – sottolinea Di Matteo – e far passare il tutto come un problema di percezione non solo non è vero, ma nemmeno corretto, perché mi si dipinge come uno che o racconta balle o che non è in grado di percepire il colloquio che ha avuto col ministro”.