Disabili al lavoro, per l’88 per cento dei manager sono un’opportunità per le aziende

Una ricerca condotta da AstraRicerche per Manageritalia dimostra che la disabilità può essere occasione di crescita non solo per i singoli manager o lavoratori ma anche per le società nel loro complesso

disabili

Il pregiudizio si sa è duro a morire. Così ancora oggi si usa nel diritto del lavoro italiano il brutto termine “categoria protetta” per indicare quei lavoratori che godono di tutele particolari per l’inserimento nel mondo del lavoro in ragione della loro condizione di disabilità psichica o fisica. Una bella ricerca condotta da AstraRicerche per Manageritalia, in occasione del convegno “Disabilità & Lavoro, la sfida dei manager per rinnovare cultura, organizzazione e competenze” organizzato da Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e Prioritalia a Roma, dimostra invece che la disabilità può essere occasione di crescita e miglioramento, non solo per i singoli manager o lavoratori ma anche per l’azienda nel suo complesso.

Lavorando (insieme) s’impara
Dei 791 manager intervistati, il 76 per cento ha detto di aver avuto nella carriera esperienze di lavoro con dipendenti o colleghi con disabilità. L’88,2 per cento di loro – pur riconoscendo che la gestione di queste situazioni è molto o abbastanza complessa, soprattutto per la disabilità cognitiva – riconosce che inserire una persona disabile in azienda impone un miglioramento gestionale e organizzativo che va a vantaggio di tutti gli altri dipendenti e dell’azienda stessa. I manager intervistati dicono infatti che la disabilità al lavoro è la scintilla che fa scoccare una riorganizzazione salutare per la produttività, il benessere e la competitività e impone loro di cambiare alcune modalità gestionali e prassi manageriali con indubbi vantaggi per tutti. Per un dirigente, insomma, diventa una sfida alle sue stesse capacità manageriali. Gli intervistati riconoscono di aver dovuto affrontare tematiche a cui non avevano mai prestato attenzione (45,9 per cento), di aver dovuto imparare a valutare meglio le persone (37,8 per cento), ad attribuire in maniera più equilibrata i compiti (35,8 per cento), a organizzare il lavoro in maniera più efficiente (23 per cento), a semplificare i processi (20 per cento) e sperimentare nuove modalità di lavoro (smartworking, telelavoro…) (19,6 per cento).

Dal disability manager al disability management
I manager riconoscono anche di aver imparato a considerare il disabile come un lavoratore identico a tutti gli altri, soprattutto in fase di valutazione del suo operato. Accantonata dunque compassione e preconcetto, il dirigente deve “spremere” le meningi per trovare il modo di mettere il lavoratore disabile in condizione di lavorare come e quanto tutti gli altri. Gran parte dei dirigenti intervistati è però contrario alla figura del disability manager e preferiscono parlare di disability management. Cioè, più che una figura specifica e dedicata, il tutto va ricondotto a una posizione organizzativa più ampia e soprattutto condiviso e fatto proprio da tutto il management e l’organizzazione. Un modo per rendere la disabilità normale al pari di tante altre situazioni aziendali evitando una figura dedicata che sarebbe addirittura ghettizzante e non includente.

Aism in azione
Per migliorare, molto ancora si può fare. Per esempio, suggeriscono gli intervistati, promuovere dei momenti informativi e formativi di tutto il personale sulla disabilità in azienda, magari chiedendo la collaborazione di quelle associazioni no profit che si occupano di persone con disabilità. Su questo l’Aism si è messa già a lavoro, come spiega Paolo Bandiera, direttore Affari Generali dell’associazione: «Le aziende di oggi hanno bisogno di nuove leve per uno sviluppo sostenibile e hanno compreso l’opportunità che può derivare dall’ascoltare le esigenze dei dipendenti con disabilità: su questo terreno abbiamo costruito una serie di corsi di formazione dedicati, su temi quali la diversità come valore aziendale, la presa in carico e l’individuazione di soluzioni organizzative, le clausole di flessibilità per la conciliazione vita-lavoro, le competenze necessarie ai medici del lavoro».

 

 

Annunci

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

nove + 8 =