Disastri naturali, dai terremoti alle alluvioni: 50 miliardi di danni in 15 anni

Se non ci fossero gli aiuti europei saremmo all’immobilismo totale, perché le “riparazioni” dei disastri hanno quasi tutte beneficiato di ridotte risorse nazionali, con interventi a macchia di leopardo che non hanno risolto i problemi veri

terremoto

Catastrofi naturali, sisma, alluvioni hanno causato in Italia danni per circa 50 miliardi di euro negli ultimi 15 anni. Lungo lo stivale si concentra il 12 per cento delle catastrofi che si sono abbattute sull’Europa. Il centro Italia paga il prezzo più alto a causa dei terremoti del 2016 e 2017, con danni stimati in 21,9 miliardi di euro. Il sisma in Emilia Romagna del 2012 è costato 13,3 miliardi e quello in Abruzzo del 2009 altri 10,2 miliardi, le inondazioni del 2014 circa 2,2 miliardi di danni. Il terremoto del Molise è costato 1,6 miliardi di euro, l’eruzione dell’Etna nello stesso anno un miliardo, le alluvioni in Veneto nel 2010, in Liguria e Toscana nel 2011 e in Sardegna nel 2013 700 milioni.

Il necessario aiuto dell’Europa
L’Ue ha stanziato 5,1 miliardi di euro, attraverso il Fondo di solidarietà. All’Italia è andata la metà delle risorse, pari a 2,5 miliardi di euro (49,5 per cento). L’ultimo contributo erogato per i terremoti che hanno colpito il centro Italia tra il 2016 e il 2017, ammonta a 1,2 miliardi di euro e rappresenta la somma più alta mai stanziata dall’Ue. E se non ci fosse l’Europa? Saremmo all’immobilismo totale, perché le “riparazioni” dai disastri avvenuti hanno quasi tutte beneficiato di ridotte risorse nazionali, con interventi a macchia di leopardo che non hanno risolto i problemi veri. Con inevitabili e gravi ritardi nel ripristino e recupero dei territori.

A che punto siamo…
L’1 ottobre, dopo dieci anni, si sono quasi ultimati gli interventi a Giampilieri il piccolo borgo di Messina colpito da un nubifragio che provocò 37 vittime. In questi giorni stanno rientrando gli ultimi sfollati, ma il canale di gronda e la riqualificazione del borgo medievale sono opere ancora in attesa. Ci vogliono altri 4 milioni di euro, da aggiungere ai 300 già spesi. Il 9 e 10 settembre 2017 nella notte l’alluvione di Livorno, travolta da circa 400 millimetri di pioggia caduti in poco più di 4 ore. Le vittime furono 8. Governo e Regione hanno stanziato 43,5 i milioni di euro ma la burocrazia continua a bloccare quasi tutto. Il 3 dicembre 2013 il disastroso evento franoso che colpì Montescaglioso nel Materano. A distanza di 4 anni  gli abitanti del paese si sentono sedotti ed abbandonati. Finita la passerella di autorità nell’immediata fase emergenziale, solo un primo stanziamento, totalmente esiguo a fronte di un danno accertato di 60 milioni di euro. Il paradosso è che dai primi posti nella graduatoria degli interventi della Regione Basilicata, Montescaglioso e il secondo comune danneggiato dalla frana, Stigliano, sono finiti nelle ultime caselle, al 27° posto. Nulla si sa del progetto più importante di 7 milioni di euro per la messa in sicurezza del versante franoso che minaccia due terzi della città e oltre 6.000 abitanti. Tra il 5 e il 6 maggio 1998 alcuni paesi campani nelle province di Salerno, Avellino e Caserta furono colpiti da un’alluvione che causò violentissime frane: morirono 160 persone, di cui 137 solo nel comune di Sarno e 11 in quello di Quindici, in provincia di Avellino. Tremila persone rimasero sfollate,  180 case distrutte e altre 450 danneggiate. Fu uno dei peggiori disastri naturali. In venti anni sono stati spesi 400 milioni di euro per realizzare canalizzazioni con lo scopo di evitare nuove inondazioni, ma secondo Legambiente le opere sono «ostruite da fango, terreno e rifiuti di ogni genere». Legambiente denuncia che nella zona non si è mai smesso di costruire edifici abusivi, con ulteriore indebolimento del terreno. Dopo il 1998 a Sarno sono state presentate più di 6mila richieste di condono, nei comuni vicini se ne sono accumulate 24.420.

Dalle parole ai fatti la strada è lunga
Un quadro preoccupante. Ben il 91 per cento dei comuni italiani è a rischio idrogeologico, più di 3 milioni di famiglie risiedono in zone ad alta vulnerabilità. In 9 regioni il 90 per cento dei comuni rischia il dissesto idrogeologico, in altre 6 le località in pericolo vanno dal 90 al 100 per cento. Uno scenario drammatico in un Paese che ancora trascura la prevenzione e annuncia piani di recupero e di messa in sicurezza che restano puntualmente nelle intenzioni.

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