Disoccupazione giovanile: per le imprese attivi solo due sgravi su sette

Quali e quanti strumenti hanno a disposizione le aziende per assumere giovani disoccupati o inoccupati. Intervista a Unimpresa e Federterziario

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Sono ormai cinque anni che le imprese possono godere di incentivi e sconti contributivi per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Solo due strumenti su sette, però, sono operativi al 100 per cento. Un esempio è la legge 205/2017 che apre alla possibilità di uno sconto del 50 per cento del costo del lavoro per l’assunzione di dipendenti sotto i 35 anni, fino a 3 mila euro all’anno. Ebbene, questo strumento è stato usato per appena il 7 per cento delle assunzioni, pari a 133.764 posti di lavoro. Per il 2019 il tetto di età è stato abbassato ai 30 anni.

Reddito di cittadinanza
Nel Documento di economia e finanza è riportato che il combinato disposto tra reddito di cittadinanza e quota 100 farà aumentare la disoccupazione dello 0,3 per cento nel 2019 e dello 0,7 per cento nel 2020, mentre l’inversione di tendenza avverrà solo nel 2021 e solo dello 0,3 per cento. Accanto all’erogazione del sussidio, c’è lo sgravio concesso agli imprenditori che assumono percettori di reddito di cittadinanza. L’azienda godrebbe di uno sconto sul costo del lavoro per ogni disoccupato o inoccupato pari alla differenza tra 18 mensilità di reddito e le mensilità del sussidio già percepite dall’assunto, fino a un massimo di 3.900 euro. Il condizionale è d’obbligo, perché per attivare l’incentivo occorre che l’Agenzia nazionale delle politiche attive metta in rete un’apposita piattaforma. Se invece il beneficiario del reddito volesse avviare un’attività in proprio, avrebbe a disposizione un piccolo fondo pari a sei mensilità del sussidio, equivalenti a 4.680 euro. Basta attendere il decreto di attuazione.  

Gli altri bonus e Garanzia giovani
Nel Def sono contenuti altri due bonus ancora fermi al palo. Il primo è l’incentivo da 3 mila euro l’anno introdotto con il decreto Dignità. L’incentivo sconta il ritardo accumulato dal decreto del ministero del Lavoro, che ne dovrebbe stabilire le modalità di fruizione. Chi ha già assunto a tempo indeterminato uno o più dipendenti, da gennaio dovrebbe recuperare quanto ancora non ricevuto dallo Stato. Il secondo nasce con l’obiettivo di premiare i laureati usciti dalle università con 110 e lode. L’Inps però deve ancora pubblicare le istruzioni necessarie. E poi c’è Garanzia giovani, finanziato con fondi europei ma con risultati alquanto incerti. Destinato agli under 30, lo strumento finora si è limitato a offrire sei volte su dieci esperienze di tirocini o stage. Ad aver trovato un’occasione è il 56,9 per cento, pari a 625.900 unità. Di questi il 52,5 per cento risulta assunto a tempo indeterminato, con contratto a termine o di apprendistato. Quasi 328.600 giovani dunque, su un totale di 1,1 milioni di iscritti al programma.

Assi (Unimpresa): «Mancano certezza e programmazione»
«Il principale ostacolo per le aziende è la mancanza di un contratto di “ingresso” con un salario conforme a un giovane alla prima esperienza – spiega il consigliere di Unimpresa con delega al Lavoro e al Welfare, Giovanni Assi –. Nei contratti collettivi capita che la differenza tra un lavoratore qualificato con esperienza pluridecennale e un giovane è di appena 100 o 200 euro mensili. Agli incentivi fiscali poi mancano certezza e programmazione: parole fondamentali per chi fa impresa. Si pensi al Bonus Sud: certi dell’ottenimento dello sgravio, alcuni imprenditori si sono visti tagliare fuori dalla stessa agevolazione e con un costo del lavoro maggiorato del 30 per cento».

Franco (Federterziario): «Domanda e offerta s’incontrino»
«Troppo spesso gli incentivi concorrono ad abbassare il costo del lavoro ma non assumono un carattere strutturale e quindi non consentono alle imprese una effettiva programmazione, come invece è richiesto dalle dinamiche di investimento – ha spiegato il direttore nazionale Federterziario, Alessandro Franco –. Senza contare che i ragazzi escono dalla scuola e dall’università con grande cultura di base ma con competenze professionali distanti da quelle richieste dalle imprese. A fronte di una disoccupazione che supera il 10 per cento di media nazionale e arriva al 31,7 per cento nella fascia dei giovani tra i 15-24 anni, ci sono interi comparti produttivi che incontrano difficoltà a reperire manodopera specializzata. È necessario investire su meccanismi di matching tra domanda e offerta di lavoro basati su un dialogo concreto con le imprese».

 

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