Distanze siderali  

La misura è colma. Il premier Giuseppe Conte non lo dice esplicitamente ma di fronte alla riunione al Viminale sulla manovra il fastidio è palpabile. “Se qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze e proposte dalle parti sociali ma anticipa temi, dettagli di quella che ritiene debba essere la manovra economica, ecco, questo non è corretto affatto, si entra nel terreno di scorrettezza istituzionale” scandisce il premier ricordando che “la manovra economica vien fatta qui” a Palazzo Chigi, “dal ministro dell’Economia e tutti gli altri ministri interessati. E i tempi – tengo a precisarlo – li decide il presidente del Consiglio sentiti gli altri ministri, in primis il ministro dell’Economia. I tempi non li decidono altri”. 

Il premier si rivolge al titolare del Viminale, Matteo Salvini, che intanto ci tiene a rassicurare il premier: “Nessuno vuole sostituirsi all’esecutivo” spiega Salvini ribadendo “totale fiducia in Conte” per poi aggiungere che l’obiettivo non è “portare via il lavoro ad altri, a Tria, a Conte o a Di Maio” ma “la manovra prima si fa e meglio è”. Quindi annuncia di aver già invitato le 43 associazioni che hanno partecipato alla riunione nella prima settimana di agosto: “Ci vedremo martedì sei o mercoledì sette agosto” promette Salvini. 

Nel frattempo, però, a esacerbare un clima già teso, si aggiunge la presenza al vertice del Viminale dell’ex sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione, che partecipa alla riunione assieme a un altro leghista indagato, Massimo Garavaglia. Presenza, quella di Siri, che Conte commenta così: “Siamo nella logica di un incontro di partito? Ci sta bene la presenza di Siri. Siamo nella logica di un incontro governativo? Non ci sta bene la presenza di Siri”. Dal canto suo, Salvini si schiera dalla parte dei suoi fedelissimi: “Garavaglia e Siri erano alla mia sinistra e alla mia destra – spiega -. Siamo in uno stato di diritto, ci sono tre gradi di giudizio e fino a quel punto si è innocenti. Nessuno si deve stupire che fossero al tavolo, penso di vivere in un Paese in cui si è innocenti fino a prova contraria”. 

Quanto ai contenuti del vertice, tra i temi affronti c’è stato quello della flat tax per le famiglie che, ha riferito il responsabile economico della Lega, Armando Siri, porterà benefici economici per 12-13 miliardi di euro e a 40 milioni di contribuenti e 20 milioni di cittadini. Nell’incontro è emerso che la flat tax dovrebbe prevedere un’unica deduzione fiscale che assorbirà tutte le detrazioni. Un’aliquota al 15% fino a 55.000 euro di reddito.  

A una giornata tesa si aggiunge poi il commento di Luigi Di Maio che via Facebook interviene con toni duri: “Se i sindacati vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato. E ci comportiamo di conseguenza”. Immediata la replica delle parti sociali: Cgil Cisl Uil bollano come “inaccettabili ed offensive, le osservazioni del vicepremier Di Maio al quale ricordiamo che siamo stati ricevuti quindici giorni fa dal presidente del Consiglio Conte, insieme allo stesso vicepremier Di Maio, e siamo ancora in attesa di ricevere la calendarizzazione degli incontri specifici”. 

Tra Palazzo Chigi e il Viminale, comunque, la tensione non si stempera. In serata i beninformati riferiscono che tra Conte Salvini non ci sono stati contatti. “Tutto tace e tacerà”, dicono le fonti. L’occasione per chiarire, tuttavia, potrebbe essere più vicina di quanto sembra e palesarsi già venerdì prossimo con il vertice sulle autonomie, fissato alle 13. 

(Fonte: Adnkronos)

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