Dottorati, a 4 anni dal titolo di studio lavora il 98,3 percento

Lo rivela l'Istat in un report sull'inserimento professionale dei dottori di ricerca

dottorati

Prendere un dottorato è quasi una garanzia di lavoro. Lo rivela l’Istat che ha effettuato un’indagine su “L’inserimento professionale dei dottori di ricerca”. A quattro anni dal conseguimento del titolo lavora il 93,8 percento delle persone, mentre il 5 percento lo sta cercando e l’1,3 percento non lavora e non lo cerca. Per quanto riguarda gli occupati, a sei anni dal dottorato, il dato non cambia (93,8 percento), mentre scende la percentuale di chi è in cerca di lavoro (4,6 percento) e sale leggermente quella di chi ha smesso di cercarlo (1,6 percento).

Migliori le aree scientifiche
Dai dati risulta come, in generale, l’occupazione si attesti su alti livelli in tutte le aree disciplinari seppur con qualche distinguo: i settori dell’ingegneria industriale e quelli dell’informazione sono quelli col rendimento più alto come dimostrano i dati sull’occupazione a quattro (oltre il 96 percento) e sei anni (oltre il 98 percento), mentre i dati più bassi li fanno registrare i dottorati di Scienze politiche e sociali che vedono a quattro anni dal titolo un’occupazione dell’87,8 percento e a sei anni del 90,7 percento.
Per quanto riguarda l’ambito lavorativo, «a sei anni dal titolo il 24,1 percento dei dottori occupati è impiegato nel settore dell’istruzione universitaria: tra questi, il 51,1 percento con un lavoro dipendente mentre il 36,6 percento è finanziato da assegni di ricerca». Inoltre, il 40 percento dei dottori di ricerca che lavorano come professori o ricercatori universitari svolge la sua attività nell’ateneo dove ha conseguito il titolo di studio.
Capitolo retribuzione. A sei anni dal titolo il reddito netto mensile di un dottore di ricerca va da un minimo di 1517 euro per i settori di Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico artistiche, a un massimo di 2400 euro per il settore delle Scienze mediche.

Ripensamenti e lavoro all’estero
Tuttavia il 38,3 percento dei dottorati classe 2014 non rifarebbe la stessa scelta, con un aumento del 10 percento rispetto al 2004. Solo il 79 percento ha giudicato il dottorato utile a trovare un’occupazione, mentre soltanto il 15,2 percento di chi già lavorava è riuscito a migliorare la sua posizione grazie al titolo conseguito.
Cresce il dato relativo a quanti hanno svolto periodi di studio all’estero, dal 27,9 percento per i dottori del 2004 al 44,6 percento per il 2014. I Paesi più ricercati sono gli Stati Uniti, scelti dal 18,2 percento, seguiti da Regno Unito (15,5 percento) e Germania (11,1 percento). Per contro, è in crescita il dato degli stranieri che scelgono un’università italiana per il loro dottorato: si è passati dal 2,2 percento del 2004, al 10,1 percento del 2014, con la maggior parte degli iscritti che proviene dall’Asia (il 43,9 percento dei dottori di ricerca stranieri del 2014).

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