Dottorati, quasi il 50 percento dei ricercatori fa esperienza all’estero

Lo rivela una ricerca del consorzio Almalaurea sulle condizioni lavorative dei dottori di ricerca a un anno dal titolo

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Il 49,8 percento dei dottori di ricerca, in Italia, svolge un’esperienza all’estero, la retribuzione mensile netta è di circa 1.600 euro. È quanto emerge dalle indagini del Consorzio AlmaLaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei dottori di ricerca, che analizzano rispettivamente le performance formative di oltre 4mila dottori di ricerca del 2017 di 20 atenei aderenti al Consorzio e quelle lavorative di quasi 4.400 dottori di ricerca del 2016 di 27 atenei, contattati a un anno dal conseguimento del titolo di studio.

Dottorato poco apprezzato e valorizzato
I dottori di ricerca del 2016 coinvolti nella rilevazione rappresentano il 44,9 percento del complesso dei dottori di ricerca delle università italiane in quell’anno. L’analisi, sebbene evidenzi il buon esito occupazionale dei dottori di ricerca già a un anno dal titolo, mostra che il mercato del lavoro non riesce a valorizzare appieno il percorso formativo e il potenziale professionale dei dottori. Le motivazioni sono legate principalmente a due ordini di fattori: da un lato, lo storico sbocco professionale dei dottori di ricerca, ossia l’insegnamento e la ricerca in ambito accademico, caratterizzati da tempi lunghi di stabilizzazione contrattuale e valorizzazione professionale; dall’altro, il fatto che il titolo di dottorato fatica tuttora ad essere apprezzato dal tessuto produttivo nazionale.

I dati dello studio
Dal rapporto sul profilo emerge che le donne rappresentano il 52,1 percento del collettivo, un valore inferiore rispetto a quanto rilevato tra i laureati di secondo livello del 2017 (59,5 percento); la quota di cittadini stranieri è pari al 13 percento, una misura più di tre volte superiore a quella registrata tra i laureati di secondo livello del 2017 (3,9 percento).
L’età media al dottorato di ricerca è pari a 32,9 anni, tuttavia circa la metà dei dottori ottiene il titolo di studio al massimo a 30 anni di età. L’indagine mostra, inoltre, che tra i dottori di ricerca, ancora oggi e più che tra i laureati, agisce una forte selezione sociale sulla base del contesto socio-culturale della famiglia di appartenenza. La motivazione più rilevante relativa all’iscrizione al dottorato è quella legata al miglioramento della propria formazione culturale e scientifica: il 79,4 percento dei dottori la indica come decisamente importante. A seguire le motivazioni legate alla possibilità di svolgimento di attività di ricerca e studio in ambito accademico (46 percento), al miglioramento delle prospettive lavorative (41,3 percento), all’ottenimento di un finanziamento (35,9 percento) e allo svolgimento di attività di ricerca e studio in ambito non accademico (32,5 percento). La fruizione di finanziamenti per la frequenza del dottorato ha riguardato il 79,1 percento dei dottori di ricerca del 2017 e il finanziamento ottenuto è stato giudicato adeguato dal 57,9 percento dei dottori che hanno usufruito della borsa. Resta vero che, nonostante la presenza di finanziamenti a sostegno della ricerca, il 50,4 percento dei dottori di ricerca dichiara di aver svolto attività lavorative nel corso del dottorato. Infine, il 77,9 percento dei dottori di ricerca dichiara di aver partecipato, in maniera abituale per almeno un anno, ad attività formative strutturate all’interno del proprio corso di dottorato. Le esperienze di studio all’estero rappresentano un elemento importante, riguardano infatti il 49,8 percento dei dottori di ricerca e sono realizzate prevalentemente su base volontaria per collaborare con esperti, elaborare la tesi di dottorato, ma anche per utilizzare laboratori e attrezzature specifiche.

Il Regno Unito è la destinazione preferita
Non è un caso, pertanto, se la soddisfazione complessiva dei dottori per l’esperienza all’estero è pari in media a 8,7, su una scala da 1 a 10. Il 69,5 percento di chi ha vissuto un’esperienza all’estero ha scelto come meta di studio un Paese europeo, più specificatamente Regno Unito (14,4 percento), Germania (11,9 percento) e Francia (11,5 percento); tra i paesi extraeuropei, gli Stati Uniti d’America (16 percento) sono quelli più attrattivi. Per circa un dottore su tre (33,1 percento) la durata dell’esperienza all’estero è superiore ai 6 mesi. Tra gli aspetti che caratterizzano l’esperienza di dottorato, risaltano il tempo dedicato alla ricerca (il 50,8 percento vi dedica oltre 40 ore a settimana; il 21,9 percento più di 50 ore alla settimana), la realizzazione di pubblicazioni (l’80,7 percento) e le attività di collaborazione alla didattica (67,4 percento). Al termine del dottorato, il 32,8 percento pensa di intraprendere la carriera accademica, in Italia o all’estero, il 19,2 percento vorrebbe ricoprire una posizione di alta professionalità alle dipendenze, nel settore pubblico o privato, mentre il 16,1 percento vorrebbe continuare a svolgere attività di ricerca.

Occupati a un anno dal dottorato
Il rapporto sulla condizione occupazionale mostra che, tra i dottori di ricerca del 2016 intervistati a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è pari all’83,5 percento: più in dettaglio, il 24,6 percento svolge un’attività con borsa o assegno di ricerca, mentre la restante quota svolge un’altra attività lavorativa. Il tasso di occupazione è decisamente superiore al 73,9 percento registrato tra i laureati magistrali biennali del 2016; è in linea, invece, con quello raggiunto dai laureati magistrali biennali del 2014 dopo tre anni dal conseguimento del titolo, pari all’85,6 percento. Il tasso di disoccupazione è pari all’8,6 percento, valore che si discosta nettamente dalla percentuale del 16,4 registrata tra i laureati magistrali biennali del 2016 intervistati ad un anno dal conseguimento del titolo.

A dodici mesi dal titolo di dottorato, il 25,5 percento può contare su un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, mentre il contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) riguarda il 22,4 percento degli occupati. Il 15,2 percento svolge un’attività sostenuta da assegno di ricerca, mentre il 10,8 percento percepisce una borsa post-doc, di studio o di ricerca. Infine, il lavoro autonomo (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) coinvolge il 12,3 percento dei dottori di ricerca occupati.

Settori d’occupazione dei dottorati
Oltre la metà dei dottori di ricerca risulta occupato nel settore pubblico, il 39,6 percento nel settore privato, mentre il restante 4,1 è occupato nel settore non-profit. L’84,5 percento dei dottori svolge, inoltre, la propria attività nell’ambito dei servizi, in particolare nel ramo dell’istruzione e ricerca, l’11,4 percento nell’industria e solo l’1,4 percento nel settore dell’agricoltura.
Nel proprio lavoro, la metà degli occupati svolge attività di ricerca in misura elevata, il 29,6 percento in misura ridotta, mentre il restante 20 percento non svolge per nulla attività di ricerca. Le retribuzioni mensili nette dei dottori di ricerca intervistati a un anno sono di gran lunga superiori a quanto rilevato tra i laureati magistrali biennali: 1.625 euro rispetto ai 1.153 euro percepiti dai laureati magistrali biennali del 2016 a un anno e ai 1.428 euro di quelli del 2012 a cinque anni.

Fonte: AdnKronos/Labitalia

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