E ora?  

Dopo aver trascorso 2.487 giorni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, Julian Assange è stato arrestato. Revocato il suo asilo politico, gli agenti britannici hanno prelevato il fondatore di Wikileaks per portarlo alla stazione centrale di Scotland Yard. Il 47enne rischia ora l’estradizione negli Stati Uniti, dove potrebbe essere condannato a 5 anni di carcere. Portato fuori di peso dall’edificio e spinto dentro un furgone mentre gridava “il Regno Unito deve resistere”, capelli e barba lunga, è apparso invecchiato e provato. Assange, cittadino australiano, sta ricevendo l’assistenza consolare ma non riceverà alcun “trattamento speciale”, ha detto il primo ministro Scott Morrison. Il ministro degli Affari esteri australiano, Marise Payne, si legge sul Guardian, ha fatto sapere che i funzionari sono stati informati che la Gran Bretagna non accetterebbe l’estradizione se un individuo dovesse affrontare la pena di morte a cui “l’Australia è completamente contraria.Come hanno spiegato i legali di Assange, l’arresto è avvenuto “in relazione a una richiesta di estradizione degli Stati Uniti” che dal canto loro hanno confermato di aver chiesto al Regno Unito l’estradizione di Julian Assange “in relazione all’accusa federale di aver partecipato ad un complotto per accesso abusivo in una rete informatica”. Secondo quanto si legge negli atti dei procuratori federali, datati 8 marzo ma finora secretati, il 47enne è accusato di aver “aiutato Chelsea Manning, ex analista dell’intelligence militare, ad entrare nei computer protetti da password del dipartimento della Difesa collegati al Siprnet, la rete del governo americano usata per documenti e comunicazioni classificate”. Per Assange è dunque stata richiesta l’estradizione per reati informatici e non per spionaggio. Nell’atto di accusa si sottolinea che Assange ha avuto un ruolo “nella più ampia sottrazione di materiale classificato della storia degli Stati Uniti”. 

Nell’atto di accusa dei procuratori distrettuali di Alexandria, Virginia – il tribunale più vicino al Pentagono – si afferma che Assange ha “incoraggiato in modo attivo” Manning a consegnare materiale top secret. E quando l’analista dei servizi segreti militari gli disse di aver consegnato a Wikileaks tutti i file che aveva rubato, Assange avrebbe risposto: “Occhi curiosi non rimangono mai a secco nella mia esperienza”. Una ricostruzione in contrasto con quanto affermato da Manning che durante il suo processo disse di aver inviato di sua iniziativa i documenti rubati a Wikileaks e che nessuno del sito di Assange le aveva mai chiesto di dare altre informazioni. Ma i procuratori presentarono copie di conversazioni in chat tra Manning ed Assange sostenendo quindi che i due avevano collaborato.  

“Non so nulla di Wikileaks, non è una cosa che mi interessa e so che è qualcosa che ha a che fare con Julian Assange”, è stata la risposta di Donald Trump ai giornalisti nello Studio Ovale che gli chiedevano se amasse ancora Wikileaks. Trump twittò ‘I love Wikileaks’ quando, nell’ottobre del 2016, il sito pubblicò le mail compromettenti su Hillary Clinton. “Vedremo quello che succede con Assange, non so molto di lui, non è la questione della mia vita” ha detto ancora il presidente Usa dimostrando disinteresse per la vicenda dell’estradizione richiesta dagli Usa che, ha sottolineato, è una questione su cui dovrà decidere l’attorney general William Barr.  

L’arresto ha provocato un acceso dibattito. Da una parte c’è il governo che difende l’arresto prova che “nessuno è al di sopra della legge”. Comparso in un tribunale di Londra, il 47enne australiano è stato dichiarato colpevole di aver infranto i termini della libertà condizionale, poiché non si è consegnato alle autorità britanniche per un mandato del 2010 legato alle accuse di violenza sessuale in Svezia, che sono state successivamente ritirate. Ma i gruppi laburisti e delle libertà civili hanno condannato la richiesta di estradizione degli Stati Uniti. L’avvocato di Assange, Jennifer Robinson, ha dichiarato che l’arresto del suo cliente è un “pericoloso precedente”. L’ex analista della Nsa americana Edward Snowden ha definito l’arresto un “momento buio per la libertà di stampa”. “Le immagini dell’ambasciatore dell’Ecuador che invita la polizia segreta britannica all’interno dell’ambasciata per trascinare fuori dall’edificio un giornalista vincitore di premi finiranno nei libri di storia. I critici di Assange possono anche rallegrarsi, ma questo è un momento buio per la libertà di stampa”, ha scritto Snowden in un tweet.  

(Fonte: Adnkronos)