Economia circolare e imprese: come sta messa l’Italia?

Se ne è discusso nel convegno "Circular – L’economia che fa sistema", organizzato in settimana dall’Associazione IMQ presso l’Unicredit Pavilion di Milano

economia circolare

Come sta andando l’economia circolare in Italia? Se ne è discusso nel convegno “Circular – L’economia che fa sistema”, organizzato in settimana dall’Associazione IMQ presso l’Unicredit Pavilion di Milano. Partiamo dai dati: il nostro Paese è messo abbastanza bene se si considera l’Europa dato che il recupero della materia prima nel sistema produttivo è del 18,5 per cento. L’Italia, infatti, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro). In dieci anni si è dimezzato il consumo di materie prime, facendo molto meglio  della Germania. L’Italia è anche seconda per riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a recupero. Numeri che fanno risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di Co2. Il Parlamento europeo, va sottolineato, chiede di alzare i paletti e ha fissato degli obiettivi per il futuro, in ottica dei rifiuti urbani da reciclare: si dovrà passare dall’attuale 44 per cento al 55 per cento nel 2025; fino al 65 per cento nel 2035; entro il 2035 non più del 10 per cento dei rifiuti potrà essere smaltito nelle discariche (in Italia è al 28 per cento: dato del 2016). Insomma, le imprese (e non solo) hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma si può e si deve fare di più, anche e soprattutto attraverso standard e processi certificati.

Gli interventi
«Il tema dell’economia circolare tocca tutti, dalle industrie ai cittadini, per questo deve essere centrale nella prospettiva economica e politica di Italia e Europa – sottolinea Matteo Marini, presidente dell’Associazione IMQ – IMQ, in questo quadro, si pone come trampolino per dare lo slancio a questo processo: la nostra mission è infatti quella di tutelare sia aziende, sia consumatori, e in generale di diffondere una cultura di sicurezza, qualità e sostenibilità. IMQ riunisce in un’unica entità i diversi attori coinvolti: dalle imprese alle istituzioni, agli enti di normazione tecnica, alla cultura e all’università, fino all’utente finale; può dunque rappresentare la sintesi di un processo, di un sistema virtuoso, in cui, ad oggi, manca la fase di chiusura del cerchio, ovvero la certificazione, che permette di rendere trasparenti tutti i passaggi precedenti». Così Andrea Bianchi, direttore area politiche industriali di Confindustria: «Per l’industria l’aspetto ambientale è ormai imprescindibile, ma dev’essere visto come un’opportunità piuttosto che un vincolo. L’Italia ha un comportamento virtuoso e performance superiori alla media europea in ambito di economia circolare, grazie alla sua storia manifatturiera di utilizzo intelligente delle materie prime, ma le sfide sono ancora significative, in particolare riguardo all’emergenza rifiuti. Come sistema confindustriale chiediamo un piano nazionale su tre punti principali: un abbattimento delle barriere normative con un nuovo assetto statale; un adeguamento impiantistico in ottica di circolarità; un utilizzo della domanda pubblica funzionale allo sviluppo di un mercato privato attraverso il riconoscimento dei prodotti, ad esempio tramite la certificazione, che porti ad un sistema di classificazione standard». Sono interventi anche Maria Antonietta Portaluri, vicepresidente con delega alla sostenibilità di IMQ, Tim Jackson, economista e direttore del Cusp (Centre for the Understanding of Sustainable Prosperity) e Paola Brambilla, delegato WWF Italia per la Lombardia.

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