Emergenza caldo, Grillo: «Al pronto soccorso solo codici gialli o rossi»

Il ministro della Salute, a margine di una conferenza sulla psichiatria, ha parlato della carenza dei medici e di come gestire gli eventuali malori dovuti alle alte temperature del periodo. Inoltre, ha ricordato l'importanza del medico scientifico

emergenza caldo
Il ministro della Salute, Giulia Grillo (foto da Twitter)

L’emergenza medici, soprattutto in alcune regioni d’Italia come il Molise, ha spinto alcuni giorni fa il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, a rendersi disponibile all’idea proposta dal commissario ad acta per la sanità, Angelo Giustini, di inviare nelle strutture ospedaliere dei medici militari per far fronte all’emergenza. Una soluzione, però, allontanata definitivamente dal ministro della Salute, Giulia Grillo: «Lo dico per l’ultima volta: è stata una proposta del commissario Giustini molto irrealizzabile, è quasi più semplice formare con una bacchetta magica i nuovi medici specialisti. Fa titolo di giornale ma è difficilissima da attuare, anche se la ministra Trenta si è resa disponibile. Dobbiamo cercare soluzioni reali e meno creative».

Al Pronto soccorso solo per le emergenze
Il ministro, intervenuta a margine di una conferenza sulla psichiatria, tenutasi a Roma durante la quale sono stati illustrati i dati dell’assistenza psichiatrica nel nostro Paese ed è stato avviato il tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale, ha parlato anche dell’emergenza caldo e di come andrebbe gestita l’assistenza per chi venga colto, in questi tempi, da un malore a causa delle elevate temperature della stagione: «I pronto soccorso devono essere chiamati in causa solo in presenza di codici gialli o rossi. Gli altri dovrebbero essere gestiti dal sistema territoriale d’accoglienza, quindi parliamo della medicina generale e della guardia medica». Inoltre, la Grillo ha aggiunto di augurarsi «che queste strutture riescano a fare il lavoro per cui esistono, perché altrimenti rischiamo poi di togliere sostegno alle altre malattie che possono essere scatenate dal caldo e che possono essere molto più serie. Poi l’ideale sarebbe prevenire, utilizzando le indicazioni del ministero della Salute, anche attraverso i medici di base».

Autonomie regionali
Sull’autonomia regionale per quanto riguarda il comparto della sanità, la Grillo spiega: «Abbiamo già completato il nostro lavoro sulle autonomie, abbiamo segnalato i limiti per noi invalicabili che sono la farmaceutica, la contrattazione collettiva e le scuole di specializzazione medica, che tra l’altro coinvolgono anche il Miur, mi piacerebbe che qualcuno andasse a chiedere al ministro Bussetti a che punto sono». Inoltre, ha evidenziato il ministro, «ci sono problemi costituzionali molto rilevanti per quanto riguarda la decentralizzazione del sistema dell’istruzione; noi siamo quelli che avendo già un terreno spianato, perché l’autonomia regionale in sanità è molto avanzata, ci siamo mossi su un campo ben conosciuto».

L’importanza del metodo scientifico
Infine, il ministro ha commentato ironicamente la conferenza stampa “no vax” dell’associazione Corvelva prevista alla Camera e l’evento “Life120Day” organizzato all’Eur da Adriano Panzironi: «Prima festeggiamo i nostri grandi scienziati, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, poi si seguono maghi e santoni. A questo punto tutto è possibile e magari potrebbe essere che il prossimo ministro della Salute sia Wanna Marchi». E ha ricordato l’importanza del metodo scientifico: «Si basa su migliaia di esperimenti che negli anni vanno o meno a confermare una tesi, e i ricercatori dedicano la loro vita a questo. Siamo in un’epoca storica in cui tutti parlano di scienza, di ricerca e dicono che il futuro del mondo si basa su queste. A fronte di persone serie, ci sono invece fenomeni per cui se viene chiunque a dire che un metodo funziona, tutti ci credono. È come credere a un santone, a un mago. Sono fenomeni che mettono in dubbio la scienza in una società dove la scienza ha costruito tutto ciò che ci circonda. Sono fenomeni che vanno compresi, capisco che si giochi tutto anche sulla speranza dei malati, ma se c’è un metodo scientifico che ha costruito una società, metterlo in dubbio ci deve far interrogare. Viene messo in crisi, e invece è un patrimonio da difendere a tutti costi».