Emigrazione, i call center portoghesi sono la nuova meta dei giovani italiani

Tre anni fa le maggiori aziende del campo, presenti a Lisbona, hanno iniziato a prendere commesse di progetti per il mercato italiano e a cercare quindi manodopera proveniente dal Bel Paese. Ecco il racconto di chi vive e lavora lì

Lisbona

Ritrovare la “dolce vita” lungo la riva nord del rio Tejo, tra una ginja e un moscatel. Si è parlato spesso dei pensionati italiani che si sono trasferiti in Portogallo attirati dal trattamento fiscale favorevole. Molto meno, invece, si è parlato dei tantissimi giovani e meno giovani che si trasferiscono per lavorare nell’impero dei call center, un impero che, in particolare a Lisbona, ha trovato una delle sue “sedi ideali” in Europa. La capitale portoghese, infatti, ha attirato in poco tempo migliaia di lavoratori dal centro alla periferia del vecchio continente e una di quelle nazionalità che sono nettamente lievitate, manco a dirlo, sono gli italiani.

La comunità italiana fino alla prima decade degli anni 2000 contava poche decine di persone. In genere si trattava di connazionali che si ritrovavano a vivere in Portogallo per scelta, attirati da uno stile di vita genuino che ricordava a molti l’Italia che fu, umile ma profonda, persone più interessate a vivere bene che a far girare l’economia. Accanto a queste, c’era poi la categoria dei ricercatori: tanti giovani studiosi che in Italia facevano fatica a ritagliarsi una fetta di avvenire sono stati accolti a braccia aperte nelle università lusitane. Ma dal 2015 tutto è cambiato. Tre anni fa, infatti, le maggiori aziende di call center presenti a Lisbona hanno iniziato a prendere commesse di progetti per il mercato italiano e a cercare quindi manodopera proveniente dal Bel Paese.

Migranti tricolore
Queste multinazionali offrono salari considerati bassi in Italia (mediamente 800/900 euro mensili) ma che in Portogallo permettevano, e in parte ancora permettono, una vita dignitosa: propongono contratti di sei mesi o un anno (rinnovabili) e in alcuni casi l’appartamento condiviso tutto pagato, bollette incluse. Il reclutamento avviene attraverso siti ufficiali o annunci di lavoro pubblicati sui portali web ma anche attraverso i dipendenti che, dietro un piccolo incentivo, possono invitare a lavorare amici e conoscenti. Il primo contatto con l’azienda  è telefonico. Dopo il primo colloquio viene poi dato qualche giorno per prendere una decisione e partire, per molti all’avventura.

Giovani figli dell’Erasmus
E’ così che la comunità italiana in pochi anni è cresciuta esponenzialmente, basti pensare che nel solo 2017 è raddoppiata rispetto all’anno precedente, diventando di fatto una delle prime dieci comunità straniere presenti in Portogallo. Oggi, secondo  l’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), si parla di 12.925 persone ma, considerando che gli iscritti all’Aire sono una netta minoranza, il numero potrebbe essere notevolmente maggiore. Si tratta di una massa variegata di persone con una fascia di età ampia che va da 20 ai 40 anni, in genere laureate, che sanno le lingue, in maggioranza del sud ma con un differenziale con il nord che si sta assottigliando, spesso figli della generazione Erasmus, ma anche tanti che vivono in età matura una sorta anno sabbatico. Molti vedono nella scelta di abbandonare l’Italia una sorta di senso di liberazione nei confronti di una realtà che li ha respinti.

I pro e i contro di Lisbona
Mediamente l’ esperienza lavorativa in Portogallo dura tra i 6 mesi a 1 anno, ma c’è chi decide di andare avanti fino a che non trova alternative valide. Il lavoro è quello che è: chiamate dopo chiamate, problemi dopo problemi, che tutti i giorni si ripetono in maniera identica e martellante. Anche se molto dipende dal progetto e da quello che il committente chiede. La possibilità di carriera esiste, anche se solitamente non va oltre un certo livello perché al di sopra la componente di lavoratori locali spesso fa una sorta di “blocco” . In generale va detto questo: il bello di lavorare a Lisbona è che una volta finito il turno le persone si ritrovano in una città accogliente e tollerante, due termini che in Italia sono sempre più desueti, culturalmente stimolante e a solo mezz’ora di treno dalla prima spiaggia. Ma non è tutto oro quello che luccica, Lisbona sta subendo una speculazione immobiliare senza precedenti che ha portato in poco tempo i prezzi delle case a lievitare in maniera sproporzionata rispetto ai salari. Questo fa sì che gli attuali stipendi che offrono i call center siano sempre meno in linea con il costo della vita e non permettono a tanti, non solo di mettere soldi da parte, ma nemmeno di progettarsi un futuro in questo paese.

 

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