Endometriosi, malattia invalidante che colpisce 3 milioni di donne in Italia

Se ne è discusso in una conferenza al Senato, organizzata per presentare un disegno di legge volto a migliorare le condizioni di chi ne è afflitto

endometriosi
Da sinistra: Giuseppe Sorrenti, Errico Zupi, Pierpaolo Sileri, Sonia Manente, Erika Ribaric

Si tratta di una patologia che, in Italia, riguarda circa 3 milioni di donne. L’endometriosi è una malattia cronica debilitante e, come riporta il sito del ministero della Salute, ha un picco che si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma può presentarsi anche nelle fasce più basse.
Uno dei problemi principali è quello legato alla diagnosi che può arrivare anche con anni di ritardo. Come spiega a Momento Italia il professor Errico Zupi, della facoltà di ginecologia e ostetricia dell’Università Tor Vergata di Roma, il ritardo «è stimato, nel mondo, tra i 7 e i 9 anni dall’insorgenza della patologia. Il problema è legato alla scarsa conoscenza dei medici di base della sintomatologia legata a questa malattia».
Questa e altre difficoltà sono state oggetto di una conferenza presso la sala “Caduti di Nassiriya” del Senato per presentare un disegno di legge del senatore Pierpaolo Sileri (M5S), presidente della commissione Igiene e Sanità, su “Disposizioni per la diagnosi e la cura dell’endometriosi”. Obiettivo della proposta quello di migliorare la salute e le condizioni di vita delle donne affette da endometriosi attraverso la prevenzione, una più approfondita conoscenza della malattia e le attività di volontariato. Il provvedimento era già stato presentato durante la passata legislatura senza riuscire a completare l’iter.
Presenti alla conferenza anche Giuseppe Sorrenti, ginecologo al Policlinico Casilino di Roma e i rappresentanti dell’Associazione Endometriosi Onlus Friuli Venezia Giulia che hanno presentato i risultati di una ricerca che ha coinvolto più di 700 donne.

I dati dello studio
Come è risultato dal sondaggio, il 30 percento delle intervistate ha scoperto di essere affetto da endometriosi dopo più di 8 anni, mentre il 24 percento dai 6 mesi a 1 anno. Il 37 percento ha definito il suo ciclo mestruale sopportabile, il 32 percento doloroso, il 21 molto doloroso e soltanto il 10 percento lo ha definito non doloroso. I sintomi principali riconosciuti sono dolore al ventre, disturbi dell’umore, stanchezza, mal di testa, dolori lombo-sacrali che insieme ad altri procurano veri e propri disagi che portano le donne anche a doversi assentare dal lavoro o da scuola. Il 55 percento delle studentesse intervistate, infatti, ha rivelato di essersi dovute assentare diversi giorni da scuola, rischiando a volte anche di perdere l’anno a causa delle assenze.
L’Associazione Endometriosi Onlus nasce nel 1999 ed è formata da persone che hanno in comune una diagnosi tardiva dell’endometriosi, anche di molti anni. Le loro iniziative, come ci spiega la presidente, Sonia Manente, vanno da serate aperte al pubblico a convegni e congressi. Inoltre, organizzano degli incontri negli istituti scolastici. «Il progetto – spiega la vicepresidente dell’associazione, Erika Ribaric – si compone di un questionario da somministrare ai ragazzi che sono presenti nelle scuole superiori di primo e secondo grado del Friuli Venezia Giulia, ma anche in altre regioni (la prossima settimana saranno in Campania, in un istituto superiore di Salerno, ndr). Un questionario vero e proprio che si può vedere e compilare in rete sul nostro sito».

L’opinione dell’esperto
Oltre ai ritardi nella diagnosi ci spiega il professor Zupi, questa malattia comporta anche il problema di vivere con «l’afflizione da sintomi quali il dolore, che non è solo pelvico, ma è un dolore che viene anche ad altri organi colpiti e l’infertilità ovvero la difficoltà ad avere una gravidanza». Attualmente, purtroppo, «le cure di cui disponiamo, siano esse mediche o chirurgiche, sono cure sintomatologiche cioè quelle che noi chiamiamo cure palliative. Possiamo migliorare la qualità della vita delle pazienti, ridurre o far sparire il dolore, possiamo anche aiutare le donne ad avere una gravidanza, ma non togliamo la malattia. La malattia è cronica». Inoltre, i casi di recidiva sono pari al 78 percento e questo porta chi ne soffre a doversi sottoporre anche a numerosi interventi chirurgici. Il problema, oltre che medico, è anche di carattere sociale. L’opinione pubblica spesso non considera la gravità della patologia perché se da un lato si tratta di una patologia invalidante, dall’altro essendo una malattia benigna viene sottovalutata e ritenuta non pericolosa. Su questo punto Zupi precisa: «Bisogna intendersi sul concetto di pericolo. Se è rappresentato solo dalla possibilità di morire per una malattia, allora questa non è una malattia pericolosa. Se, invece, il pericolo, in maniera molto più moderna, viene allargato anche alle conseguenze nella vita di tutti i giorni di una donna con una malattia benigna, allora questa è una malattia molto pericolosa».

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