Ergonomia e prevenzione, le nuove parole d’ordine del lavoro

L’importanza della sicurezza e le principali innovazioni: dalla robotica alla medicina fino alla creazione della nuova figura professionale del risk manager. Un convegno dell'Inail illustra a che punto è la ricerca

Ergonomia

Il mondo del lavoro muta e si trasforma molto velocemente. L’innovazione tecnologica e l’avanzamento dell’età dei lavoratori, porta a pensare a una ridefinizione dei parametri che riguardano la sicurezza sui posti di lavoro. Oltre a cercare di diminuire il numero degli infortuni, si ragiona anche su come migliorare le condizioni nei luoghi produttivi. Se ne è discusso nel convegno “Ergonomia 4.0 – Prevention through design e impresa”, organizzato dall’Inail presso l’auditorium della sede centrale di Roma.
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Ente, Massimo De Felice, che ha ricordato l’importanza di un approccio ergonomico e quanto l’Inail abbia investito nelle attività di ricerca. Tuttavia nel corso degli interventi è stato ricordato come, nonostante tutto, il nostro Paese non riesca a sfruttare appieno quanto produce, costringendo i nostri ricercatori, a cercare fortuna all’estero.

lavicoli

Rischi del mestiere
Nel prossimo futuro saranno tre i fattori che influenzeranno il cambiamento del mondo del lavoro: il progresso tecnologico, che porterà a una diminuzione dei posti che prevedono basse competenze, avvantaggiando le posizioni di media ed elevata abilità, il cambiamento del mercato e quello demografico. Come spiega a Momento Italia Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale dell’Inail, è importante che si modifichi l’approccio alla prevenzione. Non basta più occuparsi dei problemi quando si presentano. Tuttavia, rispetto al passato, a fronte di alcuni ambiti in cui sono stati registrati successi, ce ne sono altri dove non si è fatto abbastanza come dimostrano le oltre 30mila malattie professionali annuali dovute a disturbi muscolo scheletrici. Per quanto riguarda i settori più a rischio questi «sono soprattutto quelli tradizionali come l’agricoltura e l’edilizia, ma anche il manifatturiero e il lavoro d’ufficio. La sedentarietà e lo stare sempre seduti in una postazione con una posizione non corretta, possono portare a disturbi muscolo scheletrici. Quindi pensare che c’è una categoria totalmente esente da questo tipo di rischio non è corretto. Ognuno ha una tipologia».

Il contributo della ricerca 
Un grande aiuto nella prevenzione viene senza dubbio dalla robotica che ha permesso di sostituire l’uomo in molti lavori pericolosi. Dai robot collaborativi, che intervengono nella filiera produttiva aiutando l’operaio nei compiti più rischiosi o qualora si riscontri un sovraffaticamento, agli esoscheletri che possono essere indossati dando un supporto esterno che minimizzi carichi e rischi.  Seguono le postazioni adattive che si modificano secondo le misure antropometriche dell’individuo. Infine non bisogna dimenticare, ci spiega Iavicoli, la sensoristica e l’ambient intelligence: «si può usare lo smartphone e con un’app collegata al sistema di valutazione dei nostri movimenti ripetitivi, potremmo avere un feedback sui nostri movimenti. Questo è l’obiettivo per personalizzare la consapevolezza nella gestione del rischio». Il progresso della ricerca arriva anche dalla collaborazione con le imprese come dimostra il progetto “La fabbrica si misura” realizzato in collaborazione con Fca, su un campione di 6mila operai tra i 18 e i 65 anni, al fine di creare un database antropometrico per la realizzazione di postazioni più confortevoli per i lavoratori.

L’uomo al centro del cambiamento
Grandi passi avanti sono stati fatti anche in campo medico, dalla medicina sostitutiva come le protesi, alla mininvasività, come le operazioni in artroscopia, fino alla medicina rigenerativa. Tecniche che permettono, anche in seguito a un grave infortunio, di recuperare in tutto o in parte le proprie abitudini quotidiane e lavorative.
Infine, in collaborazione con l’università si sta sviluppando una nuova figura professionale: il risk manager, in grado di seguire dal principio il percorso di progettazione evidenziando i fattori di rischio e correggendoli insieme al team di lavoro.

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