Esodati del commercio: «Tanti non conoscono ancora il nostro problema»

Come spiega a Momento Italia una delle amministratrici del gruppo "Esodati indennizzo commercianti", sono in corso una serie di iniziative per far conoscere la problematica

esodati del commercio

Cercare di dar voce ai tanti commercianti finiti nel “limbo” del mancato indennizzo per quanti hanno chiuso la loro attività nel biennio 2017/2018, i cosiddetti “esodati del commercio”. È questo lo scopo che ha portato alla nascita del gruppo Facebook “Esodati indennizzo commercianti” che, in soli 15 giorni ha raggiunto quasi 150 iscritti. E il numero è destinato a crescere perché, come ci spiega una degli amministratori, «tante persone ancora non conoscono questa problematica, perché l’Inps non ha ancora respinto tutte le domande e molte di queste sono in una fase di stallo. Stiamo cercando di dar voce a tutta la situazione per far conoscere a chi ancora non lo sa la problematica».

Un breve riepilogo
La legge 207/1996 introdusse la cosiddetta rottamazione delle licenze che prevede, per coloro che sono costretti a chiudere la propria attività a pochi mesi dalla pensione di vecchiaia, di poter usufruire di un indennizzo (513 euro al mese per gli uomini con almeno 62 anni e le donne con 57) che permetta di arrivare a ottenere l’assegno previdenziale. Il provvedimento, prorogato di anno in anno fino al 2016, è stato reso strutturale dall’ultima legge di bilancio, la n. 145/2018. Tuttavia, la circolare Inps n.77/2019, prevede che a poter fare richiesta per accedere al provvedimento siano soltanto «coloro che cessano l’attività a decorrere dal 1° gennaio 2019, data di entrata in vigore della legge di bilancio».

La protesta degli esodati
Di fatto, il mancato inserimento retroattivo dell’ultimo biennio ha creato tanti nuovi esodati che ora cercano di far valere i propri diritti. Come spiegato a Momento Italia dalla signora Lina, una delle fondatrici del gruppo Facebook, “Esodati indennizzo commercianti”, tra i primi ad essersi interessati alla vicenda c’è stata la vicepresidente di Federcontribuenti, Roberta Lemma, che ha inoltrato un’interrogazione al ministero del Lavoro. Allo stesso Ente, gli appartenenti al gruppo hanno inviato un’accurata documentazione circa 15 giorni fa, senza ricevere, al momento, nessuna risposta. «Per questo – aggiunge – abbiamo contattato tutti i deputati per far prendere visione di questa situazione». Lina racconta di aver chiuso la sua attività nel 2017 e di aver presentato la sua domanda all’inizio di maggio, senza ottenere ancora nessuna risposta dall’Inps: «La mia domanda è ancora in lavorazione, in stand by, ma non ho ancora avuto nessuna risposta – conclude – Perché tutti quanti aspettavamo che reintroducessero questo indennizzo, ma la doccia fredda non se la aspettava nessuno».

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