Eurispes, entro 10 anni un terzo degli italiani non avrà il medico di famiglia

Un problema dovuto alla carenza di medici che sta creando numerosi disagi, soprattutto nei pronto soccorso, con l'innalzamento dei ricoveri per malori causati dalle alte temperature del periodo

eurispes

L’emergenza caldo, scoppiata con l’avvio della stagione estiva, ha portato a un innalzamento del numero di ricoveri dovuti a malori causati dalle alte temperature. Una situazione che ha comportato numerosi disagi soprattutto nel settore del pronto soccorso a causa della carenza del personale medico. Criticità evidenziata nel rapporto Eurispes-Enpam “Il termometro della salute”. In particolare le regioni dove il fenomeno è più sentito sono concentrate al centro-sud dove gli ospedali registrano un organico inferiore al 30 per cento rispetto a 10 anni fa, soprattutto in Campania, Calabria, Lazio, Sicilia e Molise. In quest’ultimo caso si è arrivati persino a ipotizzare, dopo la disponibilità data dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, di utilizzare i medici militari per far fronte all’emergenza. Soluzione, però, allontanata dal ministro della Salute, Giulia Grillo.

I dati del rapporto
L’Eurispes nel suo studio aveva evidenziato come precariato e insufficienza degli organici, uniti all’invecchiamento del personale sanitario, specialmente in medicina generale (medico di base e pediatra di libera scelta), potrebbe generare in futuro vuoti incolmabili. A supporto cita dati forniti dal ministero della Salute sul numero di dottori di medicina generale pari a 45437. Di questi, secondo la Federazione italiana dei medici di famiglia, circa 21700 andranno in pensione entro il 2023, ma allo stesso tempo i nuovi ingressi previsti non dovrebbero superare le 6000 unità, comportando una carenza di quasi 16000 medici di base e la quasi certezza «che entro il prossimo decennio almeno un terzo dei residenti nella Penisola non potrà avvalersi del medico di famiglia».

Il confronto con l’estero
Rispetto agli altri partner europei il modello sanitario italiano è caratterizzato da un’alta quota di medicina specialistica e dal ruolo centrale affidato alle strutture ospedaliere. Per quanto riguarda la dotazione di medici in generale l’Italia è superata solo alla Germania, ma nella medicina di base si piazza nella parte bassa della classifica. La Germania, infatti, ne conta 167,4 ogni 100 mila abitanti, mentre la Francia 155,5. Un numero ridotto di professionisti della medicina generale, ognuno dei quali assiste una media di circa 1.200 cittadini, che ha fatto registrare una crescita negli ultimi anni. Su questi medici, tuttavia, inizia a “pesare” l’età anagrafica: «sui 45.437 medici di medicina generale censiti, più del 60 per cento risultavano laureati da 27 o più anni, presentando dunque una carta d’identità “media” da arzilli cinquantacinquenni».

La situazione dei pronto soccorso
Una delle aree più delicate è quella della medicina d’urgenza. In questo caso negli 844 presidi presenti sul territorio, ci sono in media 2.800 accessi ogni ora che generano circa 24 milioni di visite l’anno, con 3.500.000 pazienti che passano dal pronto soccorso ai vari reparti ospedalieri. «I pronto soccorso sono presenti nell’81,6 per cento degli ospedali, e quelli pediatrici nel 17,5 per cento. La media di 3,4 accessi ogni 10 abitanti è il dato che evidenzia l’abnorme utilizzo che si fa dei presidi di medicina d’emergenza. Ancora più indicativa è la percentuale dei ricoveri ospedalieri che si realizzano attraverso i pronto soccorso: il 14,7 per cento. Quest’ultimo indicatore si presenta altamente variabile a livello territoriale: a fronte di una percentuale di ricovero pari all’11 per cento registrato nella regione Piemonte, si raggiungono valori pari a 26,7 per cento nella regione Molise. I pronto soccorso pediatrici riscontrano 1,6 accessi ogni 10 abitanti fino a 18 anni di età, e nell’ 8,2 per cento si risolvono con il ricovero». Inoltre, i ricoveri che nascono da interventi di pronto soccorso vanno ad aggravare la carenza di posti letto nelle strutture di alcune regioni, impedendo una programmazione più accurata delle risorse. Prima ancora dell’attesa per poter accedere in reparto, che va dalle 24 alle 72 ore, l’eccessivo ricorso ai pronto soccorso genera paradossali aree di criticità in relazione agli spazi e alle dotazioni.

Chi sceglie l’estero
Tra il 2005 e il 2015 hanno lasciato il Paese per andare a lavorare all’estero 10104 medici. La destinazione principale è la Gran Bretagna, scelta dal 33 per cento, seguita dalla Svizzera con il 26 per cento. «Nell’ultimo decennio, su 100 dottori in medicina europei che lasciano il Paese d’origine, ben 52 sono nostri connazionali». Il secondo Paese col maggior numero di medici espatriati, la Germania, ha una percentuale del 19 per cento. Un dato allarmante in prospettiva 2025, dato il gran numero di pensionamenti che si prospetta fino a quell’anno. Le stime sono di 47.300 medici specialisti del Servizio sanitario nazionale, a cui si aggiungono circa 8.200 tra medici universitari e specialisti ambulatoriali, mentre nello stesso periodo gli specialisti formati saranno solo 40.000.

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