Euro, in vent’anni gli italiani ne hanno persi 74mila a persona

Secondo un rapporto del Centre for European Policy, la Germania è stato il Paese che ha avuto i maggiori benefici dall'entrata in vigore della moneta unica

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Quanto è convenuta l’adozione dell’euro al nostro Paese? A guardare i risultati dello studio pubblicato dal Centre for European Policy (Cep) di Friburgo, ben poco. L’Italia, infatti, tra i principali Stati che hanno scelto di adottare la moneta unica è quella che ne ha beneficiato di meno. Al vertice della classifica, invece, si trovano Germania e Olanda.

I risultati del rapporto
Nello studio del Cep è stato esaminato quale sarebbe stato il Pil procapite di un Paese dell’eurozona se non avesse deciso di aderire alla moneta unica. Tra il 1999 e il 2017 è la Germania ad aver avuto i maggiori benefici con un importo di quasi 1,9 miliardi di euro che corrispondono a circa 23mila euro per abitante.  Segue l’Olanda che, in questi 20 anni, ha beneficiato particolarmente della moneta unica nel 2008 e nel 2009. In totale, nel ventennio, il guadagno è stato di 346 miliardi di euro pari a 21003 euro a persona.
Incredibilmente, al terzo posto di questa classifica, seppur con cifre ben più basse, si trova la Grecia. Nonostante la grande crisi che ha coinvolto gli ellenici, infatti, il Paese ha avuto grandi benefici dalla moneta unica fino al 2011. Nel complesso il guadagno è stato di 2 miliardi di euro per circa 190 euro pro capite.
Infine, ecco le note dolenti. L’Italia, insieme alla Francia, sono i due Stati ad aver subito le perdite più ingenti. Mentre i nostri cugini d’oltralpe avrebbero perso in 20 anni 3,6 miliardi di euro, pari a circa 56mila euro a persona, il nostro ammanco sarebbe pari a 4,3 miliardi o quasi 74mila euro per abitante.

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La tabella del Cep

Le conclusioni degli esperti
Questo dato sembrerebbe dar ragione a quanti, specialmente negli ultimi tempi, hanno proposto a più riprese di far uscire l’Italia dall’euro per ritrovare competitività sui mercati. Tuttavia, gli esperti del Cep spiegano che i dati relativi al nostro Paese sono dovuti a una stagnazione del Pil pro capite dal momento dell’introduzione dell’euro, in quanto l’Italia non è riuscita a rendersi competitiva dal momento dell’ingresso nell’eurozona. «Nei decenni precedenti all’introduzione dell’euro – aggiungono –  l’Italia ha regolarmente svalutato la sua moneta. Dall’introduzione dell’euro questo non è più possibile. Invece, le riforme strutturali sono necessarie ora».

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