Europee, voto dall’estero verso il flop: tra corse a ostacoli e diritti negati

Non si può esprimere una preferenza per via telematica e neppure per corrispondenza. La denuncia di Alessandro Fusacchia di +Europa

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L’articolo 48 della Costituzione non lascia spazio a interpretazioni e recita: «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività».

O così o niente  
Eppure per le elezioni europee il voto dall’estero degli italiani sembra una corsa ad ostacoli, se non peggio. E si preannuncia un flop clamoroso. Perché non si può votare per via telematica e neppure per corrispondenza, un sistema che comunque ha le sue zone d’ombra. Chi sta in Europa deve recarsi in un consolato (solo se iscritto all’Aire e se è stata inviata una domanda preventiva entro lo scorso 7 marzo), mentre chi vive nei Paesi extra Ue, dagli Stati Uniti fino al Giappone, non ha molte opzioni: o torna in Italia per riempire la scheda o niente. Una scelta che scoraggerà, per tempistiche e costi dei voli intercontinentali, la stragrande maggioranza degli italiani che lavorano fuori i confini del Vecchio continente.

La denuncia di +Europa
Dopo le polemiche del voto per corrispondenza delle scorse elezioni politiche del marzo 2018 (un sistema che si presta a errori e brogli), Alessandro Fusacchia di +Europa ha voluto mettere il focus sulle situazione attuale perché «tanti italiani che vorrebbero votare non potranno farlo. Si tratta di decine e decine di migliaia di connazionali che vivono fuori dai confini dell’Italia». Limitazioni «anzitutto nei Paesi dell’Unione europea, dove i seggi saranno aperti venerdì e sabato ma non domenica, e dove per esercitare il diritto di voto dovranno recarsi in consolato, quindi in molti casi a decine o addirittura centinaia di chilometri di distanza da dove vivono: su un’isola della Grecia o in una piccola città della Francia, come in Germania, Polonia o in Spagna. È la legge a prevedere che possano votare solo presentandosi di persona al consolato o in locali adibiti per l’occasione». 

Niente posta
«Per le europee» il voto per corrispondenza «adesso non sarà possibile, ma si sa: le elezioni europee mica contano! Sono una cosetta minore, e chissenefrega se tantissimi italiani non potranno votare! Considerate che in queste ore stiamo ricevendo anche moltissime segnalazioni di disguidi e ritardi vari, con convocazioni mai arrivate e un numero significativo di nostri concittadini che a poche ore dal voto non sanno ancora se riusciranno ad esercitare il loro sacrosanto diritto a partecipare alle elezioni». 

Fuori dai confini europei 
«La situazione è ancora peggiore per chi vive in Paese extra-Unione europea – continua Fusacchia – Negli Stati Uniti o in Giappone, ad esempio. In Argentina o in Australia. O anche, molto più banalmente, in Svizzera. Questi italiani è matematico che non voteranno, salvo sporadiche eccezioni. Perché per votare la legge prevede che – reggetevi forte! – tornino in Italia! Niente voto per corrispondenza come alle politiche, e nemmeno voto tramite consolati come per gli altri Paesi dell’Ue. Nemmeno la Serie B per loro. Sono cittadini di Serie C!».  

Proposta di legge in cantiere 
«Per le elezioni europee (e amministrative) di domenica prossima c’è ormai poco che possiamo fare. Ma sto lavorando ad alcune proposte di legge perché tutti i cittadini siano uguali, niente Serie B o Serie C: assicurando quindi l’effettivo esercizio del voto agli italiani che vivono fuori dall’Italia o fuori sede. Ci lavorerò con tutte le associazioni e i colleghi di ogni partito sensibili a questo tema e interessati a portare avanti questa battaglia per la democrazia, così da assicurare che queste siano le ultime elezioni a partecipazione monca», promette l’esponente di +Europa.

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