Eutanasia, avviso di garanzia a Exit Italia  

Un avviso di garanzia con l’imputazione di “omicidio del consenziente relativamente all’art. 580 del Codice Penale” è stato consegnato a Exit-Italia. Ad annunciarlo è Emilio Coveri, presidente e fondatore di Exit-Italia (Associazione italiana per il diritto a una morte dignitosa), associazione che da anni offre informazioni per ricorrere alla ‘dolce morte’ in Svizzera.  

L’avviso di garanzia riguarda il caso di una donna siciliana che ha appunto fatto questa scelta recandosi la scorsa primavera in Svizzera, dove è ricorsa al suicidio assistito alla clinica Dignitas. La donna era affetta “da una rara sindrome che le provocava fortissimi dolori e non le permetteva di stare in piedi”, spiega Coveri all’Adnkronos Salute. “Marco Cappato non è dunque più solo – dice Coveri – e la politica invece di discutere una normativa di legge sull’eutanasia e suicidio assistito in Italia pensa soltanto a litigare per le solite e ormai vetuste ideologie. Ho dato mandato al mio avvocato di procedere quanto prima con l’incontro col Pm”. 

Racconta Coveri: “La signora Alessandra Giordano, di Paternò (Ct) mi aveva contattato ad agosto del 2017. Mi ricordo benissimo, ero in barca d’estate e siamo stati al telefono per molto tempo. Mi ha esposto il suo disagio e il suo tormento: anche questo fa parte del mio lavoro, ascoltare. Le ho consigliato di fare testamento biologico, di associarsi a Exit per poi ottenere tutte le informazioni e le indicazioni pratiche per andare in Svizzera e ricorrere al suicidio assistito, scegliendo fra Berna, Basilea e Zurigo. Qui finisce il nostro compito: possiamo solo dare informazioni. Poi ci siamo scambiati delle mail, mi aggiornava sulla situazione, sul fatto che i suoi familiari non erano d’accordo con la sua scelta. Non rinnego quello che le ho detto: ‘Alessandra, informati, prendi contatti e parti’. 

“Alessandra – aggiunge il presidente Exit – se ne è andata alla clinica Dignitas per morire dignitosamente, perché non ne poteva più delle sofferenze indicibili che aveva e che le avevano rovinato l’esistenza. Stava malissimo e aveva dovuto lasciare il suo lavoro di insegnante perché non riusciva a stare più in piedi dal dolore che aveva. Qualcuno invece dei suoi ‘cari’ aveva affermato falsamente che lei era soltanto depressa”. E proprio la famiglia “non le avrebbe permesso di andare a morire dignitosamente in Svizzera: lei ha fatto tutto da sola, non ha detto nulla a nessuno ed è partita e ha risolto il suo dolore. Di conseguenza la famiglia Giordano ha fatto un esposto alla Procura della Repubblica di Catania e tra gli altri, sono giunti a noi, e mi hanno invitato a comparire in qualità di presidente della Exit-Italia a cui Alessandra Giordano era associata”.  

 

 

(Fonte: Adnkronos)