Expo: Sala condannato a 6 mesi, pena convertita in multa, ‘resto sindaco’/Adnkronos  

Una condanna a sei mesi di reclusione, convertita in una multa da 45mila euro. E la pena inflitta da giudici della decima sezione penale al sindaco di Milano Giuseppe Sala imputato, nelle vesti di commissario unico e amministratore delegato di Expo, per falso materiale ed ideologico per la retrodatazione di due verbali relativi alla gara d’appalto sulla Piastra, l’opera portante dell’Esposizione universale del 2015. Per la corte presieduta dal giudice Paolo Guidi, Sala è “colpevole limitatamente alla retrodatazione del verbale di annullamento di nomina della commissione giudicatrice e del verbale di nomina della commissione giudicatrice”. Non sono bastate le generiche, né l’attenuante di aver agito per motivi di particolare valore sociale ad evitare una condanna che non ha effetti sull’incarico politico, rispetto alla legge Severino, ma lascia al primo cittadino l’amaro in bocca.  

“Voglio garantire ai milanesi che continuerò a svolgere il mio lavoro. Lo farò con la dedizione che conoscono, lo farò per i due anni che mi mancano. Guardare avanti in questo momento non me la sento”, dice a caldo lasciando l’aula del tribunale.  “Una sentenza del genere, dopo sette anni, per un vizio di forma, allontanerà tanta gente per bene dall’occuparsi dalla cosa pubblica” aggiunge Sala, il cui coimputato Angelo Paris è stato assolto per “non aver commesso il fatto”. Assolti anche l’imprenditore Piergiorgio Baita e l’ex direttore generale di Ilspa-Infrastrutture lombarde Antonio Rognoni. La condanna per il sindaco arriva al termine di un procedimento tortuoso: inizialmente l’indagine si era conclusa con la richiesta di archiviazione, respinta dal gip e, in seguito, la procura generale aveva avocato il fascicolo procedendo alla sua iscrizione tra gli indagati nel 2017. Un lungo iter, con tanto di ‘guerra’ interna alla procura, per un reato che si prescrive a novembre.  

Al centro della vicenda giudiziaria la commissione che doveva assegnare l’appalto della Piastra, poi vinto dalla ditta Mantovani con un maxi ribasso. Due dei cinque componenti della commissione nominata il 15 maggio 2012 risultano incompatibili per ricoprire l’incarico. L’atto di annullamento e il nuovo verbale di nomina dei due sostituti viene sottoscritto il 31 maggio, ma riporta in calce la data del 17 maggio 2012, il giorno antecedente alla prima riunione. Una retrodatazione di 13 giorni che ha la scopo di mettere la procedura a riparo da eventuali ricorsi, evitare il ripetersi della gara e quindi non mettere a rischio, visti i ritardi, l’inaugurazione di Expo.  Un reato “documentalmente provato” e non innocuo per il procuratore generale Massimo Gaballo, che nella requisitoria sottolinea come “appare dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che i triumviri, identificati con certezza in Sala, Paris e Chiesa, decidono di retrodatare i verbali per rendere inattaccabile la procedura di gara”.  

Sala “era amministratore delegato della società appaltante, è inverosimile che qualcun altro abbia potuto assumere senza la sua approvazione una decisione così grave”.  Se la procura può ritenersi in parte soddisfatta, il difensore di Sala, Salvatore Scuto, parla di una sentenza “ingiusta”, pronunciata “nonostante non vi sia alcuna prova della sua consapevolezza e men che meno del fatto che abbia mai voluto e deciso quella retrodatazione, peraltro innocua perché non ha alterato il valore probatorio degli atti”. La difesa è pronta a dare ancora battaglia, tra 90 giorni il deposito delle motivazioni, per ora riconosce che “l’attenuante dei motivi di particolare valore morale o sociale, raramente applicata, costituisce il riconoscimento del fatto che Sala ha agito nell’interesse esclusivo della collettività”.  

(Fonte: Adnkronos)