Famiglia: Daniela e Celeste, ‘Salvini non può giocare con la vita di nostra figlia’  

famiglia

di Elvira Terranova -“Fare il ministro è una cosa seria e non si può giocare con la vita delle persone. Perché con questo decreto ministeriale si va a intaccare l’identità del minore e il diritto all’identità è inalienabile. I figli delle coppie gay non sono bambini di serie B a cui non spetta la carta di identità. Questo decreto è illegittimo oltre che palesemente discriminatorio”. Daniela D’Anna è arrabbiata e non fa nulla per nasconderlo. Daniela è referente per le Famiglie Arcobaleno in Sicilia e, con la moglie Celeste, è la mamma di una bimba di otto anni. Daniela e Celeste non hanno digerito il provvedimento a firma del vicepremier Matteo Salvini che prevede il ritorno della dicitura ‘padre’ e ‘madre’ sulla carta di identità per i minorenni. Il provvedimento, firmato il 31 gennaio scorso dal ministero dell’Interno Matteo Salvini, da quello della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno e da quello dell’Economia, Giovanni Tria, nei giorni scorsi è stato ufficializzato con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. “Un decreto ministeriale si fa, di solito, per una questione urgente – chiosa Daniela D’Anna in una intervista all’Adnkronos – mentre non si capisce qual è l’urgenza di modificare sulla tessera dei minori le diciture di ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’. Forse il ministro Salvini deve dare una risposta ai signori del Congresso mondiale delle famiglie di Verona e ai magnati che ci stanno dietro? O, forse, per pura propaganda politica, tenuto conto che il ministro dell’Interno dovrebbe sapere che un decreto ministeriale non può sostituire una legge…”.

Daniela D’Anna parla, quindi, di una “azione assolutamente tendenziosa” per “mettere panico all’interno degli uffici di Stato civile dei Comuni, una gestione quotidiana che è già difficile”. E poi se la prende anche con la ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, palermitana: “Ha detto che non era una priorità – dice – eppure l’ha firmata. Perché?”.

Le associazioni delle Famiglie Arcobaleno dopo avere appreso la notizia hanno annunciato ricorso al Tar, tante le coppie di omosessuali che si stanno rivolgendo agli avvocati. Mentre la Regione Piemonte ha già annunciato che chi volesse ricorrere potrà farlo con il suo aiuto economico. E il comune di Torino, apripista nella lotta per i diritti delle Famiglie Arcobaleno con la registrazione all’anagrafe del figlio di due mamme, si è ribellata al provvedimento del governo gialloverde con cui è stata abolita la dicitura ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’.

“Siamo genitori preoccupati – ha detto ancora Daniela D’Anna – come ha anche sottolineato di recente Giuseppe La Delfa, ex Presidente delle Famiglie Arcobaleno, che ha una figlia di 16 anni a cui è scaduta la carta di identità e si poneva l’interrogativo su come può inficiare il decreto ministeriale sul rilascio del nuovo documento”.

Daniela e Celeste, unite legalmente grazie all’unione civile dal luglio 2017, hanno quindi ricordato il giorno in cui è avvenuta, con una cerimonia pubblica al Comune di Palermo, tenuta dal sindaco Leoluca Orlando, l’annotazione sul documento di nascita dei minori con il riconoscimento delle due mamme o dei due papà. “Ma – ricorda Daniela – abbiamo dovuto richiedere che la Carta di identità per la nostra bimba venisse firmata direttamente dal sindaco Orlando, perché il sistema operativo non accettava la dicitura della seconda mamma. Insomma, non faceva registrare i due nominativi dei genitori dello stesso sesso. Alla fine, le carte di identità sono state rilasciate direttamente dal sindaco Orlando”.

Daniela e Celeste non hanno fatto rinnovare il passaporto e adesso si chiedono che cosa accadrà quando lo dovranno rinnovare. “Non scadrà subito – dice Daniela – ma siamo preoccupate per il futuro”. Mentre la carta di identità è stata rinnovata nel 2018 “e grazie a Dio scadrà solo tra 4 anni, magari nel frattempo le cose cambieranno…”.

E Daniela racconta un aneddoto. Quando c’è stata la cerimonia ufficiale al Comune per il riconoscimento, il sindaco Orlando chiese alla figlia di Daniela e Celeste se fosse contenta che anche ‘l’altra mamma’ fosse riconosciuta ufficialmente sul documento’. “Nostra figlia lo guardò e rispose scettica: ‘Ma per me non cambia niente’. Perché, in effetti, per noi non è mai cambiato nulla, se non la formalità sul documento”.

Con il decreto ministeriale il rischio è che i figli di coppie gay si vedano negata la carta di identità per l’espratrio, soprattutto quelli che hanno visto la loro origine riconosciuta da sentenze dei tribunali poi trascritte dall’anagrafe, oppure nel documento valido solo per l’Italia si ritrovino la famiglia dimezzata, un solo genitore.

(Fonte: Adnkronos)