Farmacie, non solo medicine: luci e ombre del settore

Un quadro l’ha provato a fare Cittadinanzattiva insieme a Federfarma, presentando il primo rapporto annuale

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Uno scatto della presentazione del rapporto sulle farmacie (fonte: www.cittadinanzattiva.it)

Come stanno messe le farmacie in Italia? Oltre all’erogazione di medicinali, che impatto hanno sul territorio? Un quadro l’ha provato a fare Cittadinanzattiva insieme a Federfarma, presentando il rapporto annuale sulla farmacia, elaborato su un campione di 1275 farmacie che hanno partecipato all’indagine (di cui un quarto nelle Aree Interne). Il rapporto mette l’accento su un paradosso: «Presenti quasi ovunque e aperte quasi sempre, le farmacie in Italia giocano un ruolo di primo piano nel contribuire a far rispettare l’aderenza alle terapie e ben si prestano al quotidiano dialogo e ascolto, specie nei confronti di persone anziane e affette da patologie croniche, donne con minori o in dolce attesa. Ma quando si tratta di strutturare servizi in rete sul territorio vengono spesso “dimenticate”: questo il principale paradosso che vivono oggi in Italia le farmacie, imprescindibile presidio del Servizio Sanitario Nazionale per capillarità e prossimità, escluse o poco integrate sia nel servizio di assistenza domiciliare integrata (Adi) territoriale, sia nella Medicina di Gruppo nel territorio per l’erogazione di servizi alla collettività».

Punti a favore 
Nel 63 per cento delle farmacie che hanno partecipato all’indagine è presente il servizio del Cup pubblico, uno sportello dove è possibile richiedere interventi specialistici, preventivi, diagnostici e terapeutici necessari al trattamento delle malattie e delle inabilità. Nell’85 per cento dei casi il cittadino non paga nulla per il servizio, nel 14 per per cento è richiesto un contributo che oscilla tra 1 e 2 euro, mentre nell’1 per cento dei casi si paga tra i 3 e i 5 euro. Alle campagne di prevenzione e screening realizzate dalle Asl e regioni partecipano la quasi totalità delle farmacie (87 per cento). Alto il numero di farmacie erogano prestazioni analitiche di prima istanza, quali test ed esami diagnostici (78 per cento dei casi) ed esami di secondo livello mediante dispositivi strumentali (64 per cento dei casi). Nel 65 dei casi le farmacie sono dotate di un sistema informatizzato o piattaforma web capace di rispondere alle necessità legate alla effettiva presa in carico dei pazienti. 

Cosa non va
Il coinvolgimento nei Servizi territoriali? In generale si registra uno scarso coinvolgimento delle farmacie da parte delle Asl. Ad esempio, solo il 7 per cento delle farmacie viene coinvolto nell’erogazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata, mentre è assolutamente residuale il coinvolgimento nelle diverse forme di Medicina di gruppo territoriale. Da ultimo, scarsamente presenti altre figure professionali come infermieri, fisioterapisti e psicologi, (dal 6 al 12 per cento). Quando ci sono, la loro presenza è spesso frutto di accordi stretti con i singoli professionisti e non con gli ordini di riferimento.  

Nelle Aree Interne 
«Solo in 11 delle 72 Strategie elaborate (o in via di elaborazione) per lo sviluppo dei servizi nelle Aree interne sono presenti degli espliciti richiami al ruolo delle farmacie. La peculiarità del contesto nel quale incidono le farmacie presenti nelle Aree Interne fa sì che esse si focalizzino su particolari target di popolazione o si specializzino per alcune prestazioni: i farmacisti sono molto più sollecitati a rispondere ai bisogni della popolazione anziana. Le farmacie coinvolte nell’Adi sono il 9 per cento tra quelle intervistate che lavorano nelle Aree Interne, e il 7 per cento tra quelle intervistate che sono ubicate nel resto del Paese, ma quelle delle Aree Interne sono mediamente molto più sollecitate nella preparazione e/o dispensazione a domicilio di medicinali antidolorifici (+26 per cento rispetto alle farmacie presenti nel resto del Paese). Inoltre, tra le specificità delle farmacie delle Aree Interne si registra una maggiore presenza di comunicazione/interazione diretta con i medici in caso di criticità o scostamento dal piano terapeutico definito (+15 per cento rispetto al resto del Paese) e maggiore disponibilità alla ricezione e consegna referti e al controllo sull’uso improprio o abuso di medicinali, in particolare per i famaci da banco (+6 per cento). Infine, tra i dati negativi, legati a oggettive difficoltà organizzative/logistiche cui sono soggette le farmacie che operano in zone disagiate, si segnala il -17 per cento (rispetto al resto del Paese) per il servizio Cup, -14 per cento per test e esami diagnostici, -6 per cento per il coinvolgimento in campagne di prevenzione e screening. Sul tema dell’aderenza terapeutica invece le farmacie presenti in queste aree, nonostante le difficoltà, riescono a raggiungere lo stesso livello di quelle nel resto del Paese», scrivono nel rapporto.   

Il commento
«L’auspicio è che questo primo rapporto costituisca uno stimolo ad approfondire carenze e potenzialità del sistema da parte di tutti gli attori coinvolti, a partire dalle farmacie e dai cittadini», ha detto Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. 

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