Flat tax, Di Maio: «Non credo si trovino 30 miliardi all’anno per finanziarla»

Il vicepremier e ministro del Lavoro è scettico sulla proposta della Lega e propone un workshop tra governo e sindacati sulla prossima manovra

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La proposta della flat tax presentata dalla Lega non convince il vicepremier Luigi Di Maio. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico in un intervento pubblicato dal Sole 24 Ore, scrive: «Ho serie perplessità sul fatto che si riescano a trovare risorse per 30 miliardi di euro all’anno per fare la flat tax come sostiene la Lega. Spero di poter essere smentito. Intanto, nell’ambito delle risorse disponibili, credo che le nostre finanze ci permettano di realizzare un intervento significativo di taglio del cuneo fiscale. Io punto a questo come ministro di questo Governo».

Dialogo ampio sulla prossima manovra
Il leader dei 5 Stelle interviene anche sul tema della prossima legge di bilancio: «È molto importante a mio avviso che tutto il Governo, nella sua espressione più alta che sono i ministri, avvii un percorso di dialogo ampio e costante che ci consenta di poter interpretare al meglio le esigenze dell’Italia, che nonostante tutte le difficoltà della congiuntura internazionale, sta dando prova del suo immenso valore». Il ministro passa quindi a ricordare la situazione occupazionale del Paese con «i dati sull’occupazione che vedono il massimo storico dal 1977, le performance del nostro export e anche i livelli dello spread ci incoraggiano a imprimere una vigorosa sterzata all’economia italiana».

Workshop governo e sindacati
Di Maio, poi, condivide quella che è stata la sua proposta per la prossima manovra economica, presentata al premier, Giuseppe Conte: «Per ottenere il migliore risultato, con le risorse a disposizione, serve un ampio momento di confronto. la mia proposta – scrive – è che si apra palazzo Chigi a tutte le categorie di questo Paese per un workshop di più giorni tra Governo e parti sociali». Durante questo momento di confronto, spiega, «ministri e rappresentanti delle categorie di questo Paese potranno confrontarsi su vari tavoli, circa le norme necessarie a rilanciare il nostro sistema economico e sociale». Dovrà trattarsi di un momento a cui il governo dovrà presentarsi unito «con tutti i suoi esponenti disponibili al confronto che dovrà trovare la giusta sintesi nelle sedi istituzionali più appropriate, secondo un percorso lineare e non divisivo». Infine, il vicepremier si propone come paciere per sedare le polemiche interne al governo, dopo che, proprio dal suo partito, sono partiti attacchi verso la Lega per il caso Russiagate e per la presenza dell’ex sottosegretario Siri all’incontro organizzato dal ministro dell’Interno Salvini al Viminale con le parti sociali. «Anche io sono Ministro e capo politico – conclude – Ma credo che quando si rappresenta un Paese, non ci sia da rispondere ad iniziative divisive con altrettante ancor più divisive. Credo che il mio dovere in questo momento sia quello di promuovere un momento di unione, sgonfiando le tensioni e rilanciando il dialogo, sia nel Governo che tra il Governo e le parti sociali».

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