Flat tax, Salvini: «È nel contratto, si farà». Di Maio: «Non per i ricchi»

E la metà degli italiani è favorevole al provvedimento come risulta da un sondaggio realizzato dall'Istituto Swg

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La flat tax si farà perché è nel contratto di governo. È questo il concetto che il vicepremier, Matteo Salvini, continua a ricordare e che ha ribadito anche a margine dell’inaugurazione del Salone del Mobile a Milano: «Gli italiani ci chiedono di pagarele tasse in maniera più semplice e di pagarne di meno. Non siamo in grado di fare miracoli, ma già quest’anno pagheranno meno tasse la partite iva, gli artigiani, i piccoli imprenditori, i commercianti, i liberi professionisti. L’obiettivo è di coinvolgere in questo percorso di vantaggio famiglie e lavoratori dipendenti». Il leader della Lega ha poi aggiunto che far pagare meno tasse «è un dovere ed è un diritto. E l’evasione la sconfiggi se chiedi meno tasse. Ma se chiedi gli incentivi a evadere, meno tasse chiedi e più è facile che la gente paghi. Noi puntiamo sulla crescita. In un momento in cui la crescita è ferma ovunque noi scommettiamo sulla crescita».

Revisioni a 5 Stelle
Tuttavia, la componente di governo del MoVimento 5 Stelle non è pienamente entusiasta del provvedimento e chiede che questo venga rivisto. Come, infatti, ricorda il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, in un’intervista al Corriere della sera, «la flat tax è nel contratto e si farà. Ma deve essere equilibrata. Come già avvenuto su altri dossier, troveremo una sintesi che metterà tutti d’accordo». Secondo Toninelli, prima della flat tax «ci deve essere una riduzione del cuneo fiscale ed è quello su cui sta lavorando il vicepremier Di Maio. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di lavorare al meglio e investire. E poi la flat tax deve essere messa a punto, non può essere un vantaggio per i ricchi». Un concetto ribadito anche dal vicepremier e leader M5S, Luigi Di Maio: «Sulla Flat tax c’è tutto il mio sostegno se rivolta non ai ricchi ma, come abbiamo chiesto, al ceto medio, alle famiglie, alle imprese. Su questo mi faccio garante del suo inserimento nel Def e della sua prossima implementazione nei tempi previsti».

Le critiche dell’opposizione
A contestare il provvedimento ritenendolo una misura per ricchi è il Partito democratico. Il neo segretario dem, Nicola Zingaretti, infatti, spiega in un post su Facebook che per combattere le disuguaglianze e redistribuire il reddito «l’imposizione fiscale deve essere progressiva, come dice la nostra Costituzione: chi guadagna di più, paghi di più. Sgravi e aiuti servono, semmai, per chi sta peggio. L’opposto della flat tax – che – aiuta solo i redditi alti e altissimi, altro che sostegno per la classe media. Basta dire bugie».
Un fisco progressivo è anche uno scenario condiviso da Roberto Speranza, segretario nazionale di Articolo Uno: «Chi ha di più paga di più, chi ha di meno paga di meno – scrive su Facebook – Se sei un miliardario, è giusto che paghi un’aliquota molto più alta di chi guadagna 1000 euro al mese. Flat tax invece significa stessa aliquota per tutti. In pratica si fa un favore enorme a chi sta benissimo, facendolo pagare, però, ai ceti medi e a quelli più deboli. È una clamorosa ingiustizia che aumenta solo le diseguaglianze».
Infine c’è anche chi, pur essendo favorevole al provvedimento, non crede alla sua introduzione. Secondo Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, la flat tax «anche se verrà citata nel def, è destinata a restare una promessa irrealizzata, come la Tav e l’autonomia regionale».

Italiani a metà
L’introduzione dell’aliquota fissa è stato anche il soggetto di un sondaggio realizzato dall’Istituto Swg. Al quesito su quanto fossero d’accordo sull’introduzione del provvedimento, la metà degli intervistati (51 per cento) ha dichiarato di essere molto (20 per cento) o abbastanza (31 per cento) favorevole, mentre il 32 per cento si è detto poco (18 per cento) o per nulla (14 per cento) d’accordo. Si attesta al 17 per cento la percentuale degli indecisi.

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(Fonte: https://www.swg.it/politicapp)