Fondazione Enpaia: in 2018 +2,8% iscritti 

Un totale di 38.052 lavoratori iscritti al 31 dicembre 2018, in crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2017. E’ quanto emerge dalla relazione annuale della Fondazione Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, presentata oggi in Senato.  

Secondo i dati, il 55% degli iscritti è di genere maschile; va tuttavia rimarcato il fatto che nel corso del 2018 il divario di genere che caratterizza la popolazione dell’Ente si è ristretto poiché il 73% dei nuovi iscritti è rappresentato da donne. Dalla distribuzione geografica degli iscritti emerge come le regioni dove si concentra il maggior numero di aderenti siano, nell’ordine, l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Toscana e la Lombardia. 

Per quanto attiene, invece, alla distribuzione per coorti degli aderenti, il 56% degli iscritti ha una età compresa tra 30 e 50 anni, il 33% superiore a 50 anni e il rimanente 11% meno di 30 anni. Nel corso del 2018 è risultata essere positiva anche la dinamica delle imprese operanti nel comparto: si è infatti passati dalle 8.135 aziende attive a fine dicembre 2017 alle 8.300 alla fine dello scorso anno, con una crescita del 2%. A fine 2018 le gestioni ordinarie di Enpaia hanno fatto registrare una situazione positiva.  

E il Fondo per il trattamento di fine rapporto ha chiuso l’annualità con un dato di consuntivo pari a 835.342.401 euro, in crescita del 2,4% rispetto al 2017 e ha erogato prestazioni per quasi 73 milioni di euro (-0,4% rispetto al 2017).  

“Il quadro disegnato -si legge nella relazione annuale- delinea i fondamentali di un Ente solido, che rappresenta un punto di riferimento importante per tutto il comparto agricolo italiano. Le radici della Fondazione Enpaia sono ben piantate nel nostro ‘terreno’ e costituiscono la base dell’Ente che stiamo sviluppando per le generazioni future”.  

“Dall’attuazione delle scelte deliberate nei mesi scorsi ne uscirà un Ente ancora più attento ai bisogni degli associati, in termini sia di adeguatezza delle prestazioni erogate, sia di allocazione di risorse a favore della crescita delle imprese del settore agricolo e dell’affermazione di un sistema di welfare integrativo di quello statale”, si legge ancora nella Relazione.