Fondi Europei, l’Italia non spende quanto potrebbe

Sicilia, Abruzzo e Provincia autonoma di Bolzano hanno percentuali vicine allo zero

Non sono rassicuranti gli ultimi dati pubblicati dalla Commissione Ue relativi ai fondi strutturali europei. Analizzandoli, infatti, risulta che le autorità nazionali e regionali italiane non stanno spendendo sul territorio quanto potrebbero. Una questione dibattuta da tempo e tornata in auge ad aprile con la pubblicazione dei report sul portale web della Commissione.
In particolare, il tasso di spesa italiano risulta ancora fermo fra il 5 e il 7 per cento per i fondi di sviluppo regionale Fesr e sociale Fse (contro una media Ue del 9,7 e del 12 per cento), con picchi negativi (zero per cento) per alcuni programmi regionali (Fesr Sicilia, Abruzzo, Bolzano) e nazionali (Governace e Legalità).

Perché questa situazione può diventare un problema? 
E’ necessario accelerare il ritmo di spesa dei fondi europei in virtù del fatto che le nuove regole in vigore, nell’ambito del quadro finanziario 2014-2020, obbligano le autorità di gestione nazionali a rendicontare una spesa che raggiunga i target minimi concordati per ogni programma entro una certa data. Se questo non avverrà entro il 31 dicembre 2018, allora scatterà il cosiddetto disimpegno automatico e, salvo diverse intese “ad hoc” dell’ultima ora, l’Italia perderà i fondi non spesi.

Performance regionali
Al momento i dati migliori sulla spesa riguardano l’Emilia-Romagna, prima in Italia sul Fesr, con il  17 per cento, e terza per il Fse (20 per cento). Al secondo e terzo posto ci sono la Valle d’Aosta (14 per cento) e la Toscana (10 per cento) mentre il resto d’Italia tocca al massimo l’8%.
In fondo alla classifica ci sono le regioni del sud: uniche eccezioni la Calabria (6 per cento, settima in Italia insieme al Piemonte) e la Puglia (4 per cento, nona con Marche e Provincia autonoma di Trento).
I dati peggiori invece, sono quelli di Sicilia, Abruzzo e della Provincia autonoma di Bolzano, con percentuali vicine allo zero.

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