Fratelli d’Italia ha superato il Pd nei sondaggi

Fratelli d’Italia ha superato il Partito Democratico al secondo posto. Lo certifica la nostra ultima Supermedia, basata sulle rilevazioni realizzate nelle ultime 2 settimane da parte di ben 7 istituti demoscopici differenti.

Il partito di Giorgia Meloni guadagna lo 0,5% rispetto a 15 giorni fa, salendo al 19% (nuovo record) e piazzandosi subito alle spalle della Lega, ancora al primo posto con 2 punti e mezzo di vantaggio (21,5%). In modo speculare alla crescita di FDI, il Partito Democratico cala dello 0,5%,

scendendo al 18,7% e perdendo così una seconda posizione che deteneva esattamente da due anni – ossia dalle elezioni europee del 2019 in cui si certificò il suo sorpasso sul Movimento 5 Stelle. Probabilmente è troppo presto per dire se siamo di fronte agli effetti della proposta sulla tassa di successione avanzata dal segretario PD Enrico Letta. Ma è certo che i democratici stanno attraversando un periodo non certo entusiasmante, soprattutto a causa della difficile partita delle alleanze in vista delle amministrative del prossimo autunno.

Il sorpasso di FDI ai danni del PD è reso ancora più clamoroso dalla quasi totale assenza di variazioni in tutti gli altri partiti. Se si eccettua il -0,2% della Lega e i micro-aumenti che riguardano le forze politiche sotto il 2%, la situazione è infatti pressoché identica a quella di due settimane or sono, e l’apparente “travaso” di mezzo punto tra PD e FDI è davvero l’unica novità di rilievo. A questo punto, i primi due partiti italiani sono ascrivibili all’area della destra (o del centrodestra) sovranista, con l’unica differenza – tutt’altro che secondaria – di essere l’uno in maggioranza e l’altro all’opposizione.

Negli ultimi mesi, FDI ha certamente beneficiato di quella “rendita di (op)posizione” più volte richiamata che ne ha gonfiato i consensi quando la sua crescita sembrava essersi interrotta. Il grafico che rappresenta la consistenza delle aree di maggioranza e opposizione, in termini di consensi ai partiti che ne fanno parte, è abbastanza chiaro in questo senso: da quando si è insediato l’esecutivo guidato dall’ex presidente della BCE, FDI ha guadagnato ben 2 punti e mezzo.

Eppure, quello odierno è solo l’ultimo degli avanzamenti fatti registrare dal partito di Giorgia Meloni in questa legislatura. Una legislatura apertasi ormai più di tre anni fa con le elezioni del 4 marzo 2018, in cui FDI aveva ottenuto poco più del 4% dei voti, ben lontana non solo dal M5S (all’epoca primo partito con il 32,7%) ma anche da Forza Italia, quarto partito con il 14% dei suffragi. Il sorpasso sui “cugini” azzurri, con cui FDI ha condiviso lo spazio all’opposizione “da destra” durante il primo Governo Conte (quello giallo-verde) è arrivato proprio all’indomani della caduta di quell’esecutivo e in occasione della formazione del Conte-bis (giallo-rosso). Da lì è iniziata la fase forse decisiva della crescita dei consensi a FDI, che ha velocemente ridotto il ritardo dal M5S fino a superarlo lo scorso ottobre. Infine, oggi, il sorpasso sui democratici.

Vedremo se questa progressione è destinata a continuare o se invece si fermerà qui. Anche perché il potenziale massimo di FDI attualmente coincide in larga parte con uno spazio politico ben preciso, che è quello di chi si oppone al Governo Draghi (e non è su posizioni di sinistra). Ed è uno spazio certamente consistente (e certamente superiore al 19% di chi esprime un’intenzione di voto), ma comunque minoritario. Le recenti indagini, effettuate in occasione dei primi 100 giorni in carica dell’attuale esecutivo, non lasciano molti dubbi in proposito.

Secondo l’istituto Demopolis, il 60% degli italiani ha fiducia in Mario Draghi, percentuale che sale al 67-68% tra gli elettori di PD e Lega e addirittura all’80% tra gli elettori di Forza Italia (e tra chi voterebbe Italia Viva o Azione il dato è ancora superiore); ma il premier raccoglie un certo consenso (36%) persino tra gli elettori di FDI. Anche secondo la ricerca di Quorum/YouTrend per Sky la maggioranza assoluta degli italiani (50,6%) ritiene che Draghi abbia fatto un buon lavoro, più del doppio di chi invece ritiene il contrario (21,8%).