Gelato confezionato, la scelta ideale dopo un allenamento

gelato confezionato

Con la stagione estiva ormai alle porte e il caldo che, finalmente, si affaccia nel nostro Paese ecco che torna aumentare il consumo di gelato confezionato. Oltre a quello artigianale, infatti, gli italiani sono grandi consumatori di quello industriale arrivando fino a 3 chili l’anno a persona. Lo rivela una ricerca dell’Istituto del Gelato Italiano (Igi) elaborata su dati Istat che segnala come il gelato confezionato vada sempre più incontro alle esigenze dei consumatori.

Le preferenze degli italiani
In commercio è possibile trovarne di tutti i tipi: si va dal bio al vegan, fino a quelli per chi ha qualche intolleranza alimentare, quindi senza glutine o senza lattosio.  Al primo posto tra le preferenze degli italiani c’è il cono, indicato dal 41 per cento, seguito ad una certa distanza dal barattolino o dalla vaschetta con il 22 per cento. Il biscotto piace al 13 per cento dei consumatori, la coppetta al 12 per cento, lo stecco all’11 per cento e la coppetta, mentre in ultima posizione troviamo i ghiaccioli indicati dal 5 per cento degli italiani.
Per quanto riguarda le quantità, tre persone su 10 lo mangiano almeno 3 o 4 volte a settimana (16 per cento) o addirittura tutti i giorni (11 per cento), mentre il 36 per cento soltanto 1 o 2 volte a settimana, come evidenziato da una recente indagine Doxa commissionata dall’Igi.

Ottimo per l’idratazione
Il gelato confezionato è molto apprezzato anche nel mondo dello sport: la ginnasta Vanessa Ferrari, infatti, è una vera appassionata: «Adoro soprattutto i gelati con cioccolato e caramello. Un momento di piacere, tanto che preferisco consumarli nel fine settimana sia con gli amici che in famiglia».
Abitudini condivise anche da Michelangelo Giampietro, nutrizionista e presidente dell’Igi, che ha spiegato come il gelato, dopo un allenamento o una gara, può essere utilizzato per reidratarsi. In questo caso, la scelta di un gelato confezionato, rispetto a uno artigianale, sarebbe da preferire perché il primo «offre una maggiore sicurezza nutrizionale, in quanto gli ingredienti utilizzati sono tutti enunciati per legge sulle etichette anche per segnalare ingredienti che possono dare allergie».

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