Generazioni, il confronto: i figli si sentono diversi dai genitori?

L’Istituto Swg, tramite un sondaggio, ha voluto mettere l’accento sull’aspetto socio-culturale e le differenze

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Genitori e figli. E spunta sempre il gap tra generazioni perché gli anni di differenza si fanno sentire sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, culturale e digitale.  

Il sondaggio
L’Istituto Swg, tramite un sondaggio, ha voluto mettere l’accento sull’aspetto socio-culturale tra genitori e figli. La questione, posta a un campione di 1.500 soggetti maggiorenni, era la seguente: «Rispetto a quello che è il profilo socio-culturale dei suoi genitori lei si sente…». Il 64 per cento ha risposto «molto + abbastanza diverso», mentre il 36 per cento ha detto «molto + abbastanza simile». I dati del 2019 sono praticamente identici a quelli del 2015: le risposte si spostano appena di un punto percentuale. Traduzione: rispetto a quattro anni fa non è cambiato nulla nella percezione dei figli.


Cosa significa
E’ netta, dunque, la linea di chi si sente diverso dai genitori sotto l’aspetto socio-culturale. Il sondaggio non rivela se la diversità è in misura maggiore o minore. Ma evidentemente contempla entrambi gli aspetti, cioè chi non è riuscito a superare la classica «montagna troppo alta da scalare» (come cantava Antonello Venditti) e chi, venendo da una famiglia di umili origini, è riuscito a “riscattarsi” socialmente e culturalmente, ottenendo magari il lavoro dei sogni o comunque una laurea appesa al muro. E in generale una visione del mondo più in linea con i tempi. 

La piramide
L’Istat, nel 2015, ha riassunto le generazioni in una piramide. Partendo dai baby boom (oggi nonni o bisnonni) fino più giovani, coloro che sono nati nell’era di internet.

Fonte: Istat

Ecco la spiegazione al grafico: «La prima generazione considerata è quella della ricostruzione, costituita dai nati dal 1926 al 1945, grande protagonista del secondo dopoguerra. Seguono le generazioni del baby boom, al cui interno si possono identificare due sottogruppi tra loro molto diversi: la Generazione dell’impegno, protagonista delle grandi battaglie sociali e delle trasformazioni culturali degli anni Settanta e la Generazione dell’identità per appartenenza politica o per una visione orientata alla realizzazione di obiettivi personali. La Generazione di transizione segna il passaggio tra il vecchio e il nuovo millennio; i suoi membri sono cresciuti tra la fine del blocco sovietico e l’allargamento a est dell’Unione europea. Sono entrati nel mondo del lavoro con più lauree e master dei propri genitori ma sono anche i primi a subire le conseguenze della recessione, con minori opportunità di lavoro in termini sia di quantità sia di qualità. Con il termine Millennial sono indicati in letteratura coloro che sono entrati nella vita adulta nei primi 15 anni del nuovo millennio, quindi orientativamente i nati negli anni Ottanta e fino alla metà degli anni Novanta. Sono la generazione dell’euro e della cittadinanza europea, ma anche quella che sta pagando più di ogni altra le conseguenze economiche e sociali della crisi. Infine, i più giovani, indicati come la Generazione delle reti, costituita da coloro che sono nati e cresciuti nel periodo in cui le nuove tecnologie informatiche si sono maggiormente diffuse e hanno quindi percorso tutto o buona parte del loro iter formativo nell’era di internet, il che li connota per essere sempre connessi con la rete».