Genova un anno dopo, gli psicologi raccontano il dolore della città

E il Papa invia una lettera a Il Secolo XIX: «Voglio dirvi che non vi ho dimenticato che ho pregato e prego per le vittime, per i loro familiari, per i feriti, per gli sfollati, per voi tutti»

ponte morandi

A un anno dal crollo del Ponte Morandi, per i genovesi «la ferita è ancora aperta, alcune situazioni si stanno riassorbendo ma sono ancora molte le persone seguite che vivono la “sindrome del sopravvissuto”. Possiamo stimare che in un anno sono stati assistite 1000 persone tra adulti e bambini». Lo afferma all’Adnkronos Salute Lisa Cacia, presidente dell’Ordine degli psicologi della Liguria e psicologa dell’Asl 3 genovese. «Dalle prime ore dopo la tragedia ci siamo mossi come Ordine e come Asl – ricorda Cacia – sono circa 2400 gli psicologi iscritti nel nostro Ordine e da moltissimi sono arrivate richieste per aiutare e dare una mano. Ma per un evento del genere serve anche una preparazione adeguata, alcuni colleghi hanno assistito i familiari delle vittime nel riconoscimento dei corpi, che purtroppo spesso non erano interi».

Gli effetti post tragedia
I giorni successivi al 14 agosto 2018 sono stati «di grande lavoro e impegno per gli ambulatori del servizio pubblico, dall’ospedale San Martino al Galliera i colleghi si sono subito attivati e hanno dato il supporto necessario». «Finita l’emergenza – aggiunge Cacia – l’assistenza si è spostata sugli effetti post tragedia: le paure, le ansie, sindrome depressive da stress. Problematiche che hanno avuto un impatto psicologico forte sulla popolazione. Ad essere più colpiti sono stati gli abitanti del quartiere sotto il Morandi che sono stati evacuati dalle loro case senza poter portate via nulla. Sono stati definiti “sfollati” – chiosa – e hanno ancora bisogno di essere aiutati. Per questo con il Comune di Genova stiamo pensando ad un spazio nel quartiere per tutta la comunità dove potersi riunire e confrontarsi. Sentire l’altro vicino è un grande aiuto per chi ha perso tutto in pochi minuti». «Ogni 14 del mese per i genovesi è un anniversario della tragedia, tutti percorrevamo il ponte anche più volte al giorno – osserva la presidente dell’Ordine degli psicologi – per un po’ di tempo sono andati avanti alcuni ambulatori dedicati all’assistenza psicologica creati apposta dall’azienda sanitaria con percorsi preferenziali per i bambini. Attualmente alcune situazioni si stanno riassorbendo ma, come psicologi, abbiamo sempre un occhio vigile su chi è più fragile».

Sul possibile aumento del consumo di psicofarmaci o di pensieri suicidi tra chi è seguito dagli psicologi, la presidente frena: «Nessun aumento di rilievo, possono esseri episodi singoli ma non fenomeni statisticamente rilevabili». Sulle cose ancora da fare invece Lisa Cacia sostiene che «c’è stata una buona risposta da parte delle istituzioni, ma come uomini dobbiamo assolutamente ricordarci un’unica cosa: quando accadono eventi del genere ci si salva uniti e non isolandosi».

Le parole di Papa Francesco
Una ferita inferta al cuore di Genova, «una tragedia per chi ha perso i propri congiunti», «un evento comunque sconvolgente per chi è stato costretto a lasciare le proprie case vivendo da sfollato». In una lettera al quotidiano genovese Il Secolo XIX pubblicata anche sugli altri giornali del gruppo Gedi News Network, Papa Francesco, riporta Vatican News, ricorda i drammatici istanti vissuti da «famiglie che partivano o tornavano dalle vacanze, uomini e donne che stavano viaggiando per lavoro». Il Papa non dimentica quel tragico squarcio e assicura la propria preghiera: «Voglio dirvi che non vi ho dimenticato, che ho pregato e prego per le vittime, per i loro familiari, per i feriti, per gli sfollati, per voi tutti, per Genova. Di fronte a eventi di questo genere, il dolore per le perdite subite è lancinante e non facile da lenire, come pure è comprensibile il sentimento di non rassegnazione di fronte a un disastro che poteva essere evitato».

Il Papa scrive che non ha «risposte preconfezionate» perché di fronte a certe situazioni «le parole umane risultano inadeguate. Non ho risposte, perché dopo queste tragedie c’è da piangere, rimanere in silenzio, interrogarci sulla ragione della fragilità di ciò che costruiamo, e c’è soprattutto da pregare».

Poi un messaggio che sgorga dal suo «cuore di padre e di fratello»: «Non lasciate che le vicende della vita spezzino i legami che tessono la vostra comunità, cancellino la memoria di ciò che ha reso così importante e significativa la sua storia. Io sempre quando penso a Genova penso al porto. Penso al luogo da dove partì mio padre. Penso alla quotidiana fatica, alla caparbia volontà e alle speranze dei genovesi». Dal Pontefice anche l’esortazione a volgere lo sguardo verso Gesù, che «è passato prima di noi attraverso la sofferenza e la morte. È stato disprezzato, umiliato, percosso, inchiodato sulla croce e barbaramente ucciso». La risposta di Dio al nostro dolore, osserva il Santo Padre, «è stata una vicinanza, una presenza che ci accompagna, che non ci lascia soli. Sappiate – aggiunge – che Dio nostro Padre ha risposto al nostro grido e alla nostra domanda non con parole, ma con una presenza che ci accompagna, quella di Suo Figlio. Guardiamo a Lui, affidiamo a Lui le nostre domande, il nostro dolore, la nostra rabbia».  «Siamo uomini e donne pieni di difetti e debolezze – prosegue il Papa – ma abbiamo un Padre Misericordioso a cui rivolgerci, un Figlio Crocifisso e risorto che cammina con noi, lo Spirito Santo che ci assiste e ci accompagna. Abbiamo una Madre in Cielo che continua a stendere il suo manto su di noi senza mai abbandonarci». Nella lettera si sottolinea anche che i genovesi sono «capaci di grandi gesti di solidarietà», non si arrendono e sanno «stare al fianco di chi ha più bisogno». «Vorrei dirvi anche che non siete soli perché la comunità cristiana, la Chiesa di Genova, è con voi e condivide le vostre sofferenze e le vostre difficoltà. Quanto più siamo coscienti della nostra debolezza, della precarietà della nostra condizione umana, tanto più riscopriamo la bellezza delle relazioni umane, dei legami che ci uniscono, come famiglie, comunità, società civile. Dopo una grande tragedia che ha ferito le vostre famiglie e la vostra città – conclude Francesco – avete saputo reagire, rialzarvi, guardare avanti. Non perdete la speranza, non lasciatevela rubare. Continuate a stare al fianco di coloro che sono stati più colpiti».

Speranze e promesse
L’Osservatore Romano scrive che a un anno dalla tragedia del crollo del ponte di Genova «tante promesse restano mancate». All’indomani di quel tragico 14 agosto 2018 il governo si è impegnato per mettere in atto una vera e propria rivoluzione copernicana nel monitoraggio e nella manutenzione delle infrastrutture, che è invece effettivamente in atto. Come tutte le rivoluzioni ha bisogno di tempo, ma in questo primo anno tanti sono già i risultati ottenuti e i tasselli costruiti per ottenere l’obiettivo prefissato. A segnalarlo in una nota è il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

«Abbiamo pronto il decreto per la nascita del primo Archivio informatico nazionale delle opere pubbliche – prosegue il Mit – ovvero lo strumento, creato dal decreto Genova, pensato perché lo Stato torni a fare lo Stato e riesca a monitorare costantemente e in tempo reale lo stato di salute di tutte le infrastrutture italiane, anche grazie a sensori e satelliti, così da intervenire tempestivamente lì dove c’è bisogno con una doverosa e necessaria manutenzione». «Pronti e al vaglio del Consiglio di Stato sono anche Regolamento e Statuto dell’Ansfisa, la nuova Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. – si precisa nella nota – Sempre istituita con il decreto Genova, si tratta del braccio operativo con cui lo Stato vigilerà sulla salute delle infrastrutture e, proprio grazie ad Ainop, avrà modo di intervenire tempestivamente per sanare situazioni di potenziale pericolo. Proprio perché non ci siano mai più tragedie come quella di Genova».

«Avevamo promesso un cambio netto di paradigma e lo stiamo realizzando, e nel frattempo – prosegue il Mit nella nota – non siamo stati fermi. Gli uffici tecnici del Ministero hanno compiuto 180 ispezioni straordinarie su ponti e viadotti autostradali, un’attività mai fatta prima. E l’imprinting sulla manutenzione si vede anche nei 250 milioni di euro stanziati per la ristrutturazione e ricostruzione dei ponti sul Po e suoi affluenti, e nei 2,7 miliardi di euro aggiuntivi contenuti nel contratto di programma Anas e dedicati proprio al monitoraggio dello stato di salute delle strade». «Senza dimenticare il nuovo regime tariffario dell’Art che costringe i concessionari autostradali a fare investimenti reali, soprattutto nell’ottica della manutenzione e della sicurezza», conclude il Mit.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here