Gentili (Nextam Partners): “In Italia confusa sempre più difficile fare impresa” 

Un “moscerino” mangiato da un Leone. Ma un “moscerino” che negli anni è stato capace di “creare valore”. È con orgoglio e un po’ di amarezza che Carlo Gentili parla della ‘sua’ Nextam Partners, il gruppo fondato quasi diciotto anni fa, nel 2001, insieme ad altri soci, pochi giorni prima dell’attacco alle Torri Gemelle.  

A breve, il suo gioiellino finirà tra le braccia del gruppo Generali: il 22 ottobre scorso, Banca Generali ha formalizzato un’offerta vincolante per comprare il 100% della boutique finanziaria di cui Gentili è stato fondatore e amministratore delegato. Con i soci, aveva iniziato a fare trading pochi giorni prima della tragedia dell’11 settembre. “Avevamo chiuso la raccolta del fondo hedge il 5 settembre con 50 milioni di dollari e – ricorda – avevamo iniziato a investire. Sei giorni dopo viene giù tutto”. Passata indenne dalla crisi del 2008 e da quella del 2011, il gruppo di advisory e asset management farà parte, con i suoi 6,8 miliardi di euro di masse, di un gruppo più grande.  

Al closing, Gentili avrà “una quota importante” di Nextam Partners Sim, la nuova società dedicata al multi family office e all’adivsory che Banca Generali svilupperà come parte integrante del proprio modello di wealth management. “Non avrò il 2%, ma una quota più rilevante. Insieme a me porterò altri soci”, spiega in un’intervista all’Adnkronos. Nextam Partners non scomparirà come brand, ma ripartirà “con un motore più potente, nella sua autonomia” dato dal potenziale in mezzi e capitale umano offerto da Banca Generali.  

La scelta di vendere arriva da lontano. “Circa un anno fa avevamo dato a Mediobanca (che è stata il loro advisor finanziario, ndr) un mandato molto ampio per far crescere il nostro progetto. L’idea era esplorare tutte le strade: comprare, vendere o studiare una fusione. Alla fine, è andata così ed è un segno dei tempi
“, spiega il manager, certo che in un futuro vicino ci sarà un consolidamento nel settore dell’asset management, al pari di quello che da tempo si pronostica per le banche.  

Il motivo è che oggi, nel risparmio gestito, bisogna partire da solide basi e masse importanti. “I numeri sono molto importanti: o si parte – sostiene Gentili – da almeno 5 miliardi di euro, che danno una certa solidità, oppure è inutile fare gestione”. Ormai, “ci sono costi enormi, la normativa è diventata sempre più stringente e ha fatto salire enormemente le spese per chi fa wealth e asset management”. Con la conseguenza che “non si può fare questa attività se non si ha una certa dimensione”.  

Secondo Gentili, le sim indipendenti piccole e medie
, sempre più pressate con la mifid2 dalla concorrenza di banche, assicurazioni e grandi player, sono destinate a integrarsi o a essere vendute. Oppure, “non sarà facile andare avanti”. Il problema non sono solo le nuove normative: “Spesso – sottolinea – il settore finanziario viene considerato un’industria da tassare. Fare impresa in Italia in un settore come questo non è facile, anzi è ormai quasi impossibile. In questi anni – ammette – abbiamo fatto molta fatica a stare dietro a tutto, ce l’abbiamo fatta e abbiamo anche fatto profitti, ma capisco gli imprenditori che non ce la fanno”.  

Tanto più che nella gestione del risparmio di clienti privati, i rischi stanno diventando sempre maggiori. “In questa Italia sempre più confusa e incerta, dove a lungo, negli ultimi mesi, non si è capito se si voleva stare o meno nell’Euro, è ancora più difficile fare questo business”. Secondo Gentili, “oggi c’è un forte senso di instabilità e incertezza”, che spesso può costringere un imprenditore a decidere di “passare la palla” o ad entrare in una realtà più grande per non mettere a rischio il patrimonio costruito negli anni. “Oggi sono felice di aver creato qualcosa che abbia valore, con una qualità e una competenza che ci sono stati riconosciuti da Banca Generali”.  

(Fonte: Adnkronos)