Gig economy, prende piede la cultura del lavoretto

Da Uber a Deliveroo, l'exploit delle prestazioni "on demand"

Gig economy ossia “lavoretti on demand”. Il termine è abbastanza recente e nasce in seguito alla creazione e diffusione di piattaforme digitali che consentono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, “al bisogno”. La gig economy si sviluppa nello stesso contesto dell’economia collaborativa e della sharing economy, ossia di quelle possibilità di guadagno nate e cresciute grazie a internet.
Nel modello della gig economy non esistono le prestazioni lavorative continuative ma si lavora solo quando c’è richiesta dei propri servizi o delle proprie competenze. Classici esempi sono Airbnb per l’affitto temporaneo di case, Uber per i trasporti privati alternativi ai taxi e Deliveroo o Foodora per le consegne a domicilio. Lavori saltuari che, però, vengono visti da tante persone come un’opportunità aggiuntiva di guadagno, soprattutto in momenti di crisi.

Alla ricerca di tutele
De da un lato i “lavoretti” consentono autonomia e flessibilità nella gestione del proprio tempo, dall’altro lo scotto da pagare sono l’assenza di tutte quelle tutele e quei diritti che caratterizzano il lavoro dipendente. Un punto questo su cui ultimamente si sta molto dibattendo. I lavori on demand, infatti, da un punto di vista meramente normativo sono una vera e propria “giungla”.

L’esempio del Lazio
Per prima in Italia, la Regione Lazio si è riproposta di disciplinare il settore con una legge ad hoc. Per farlo ha dato il via a una consultazione pubblica con l’obiettivo di permettere ai cittadini di contribuire alla definizione della norma. «I “rider”, in maggioranza ragazzi che fanno le consegne in bicicletta o in motorino, spesso non hanno copertura assicurativa, previdenziale, tutele della salute e della sicurezza, né un salario minimo garantito; in molti casi non ricevono formazione adeguata né informazioni chiare sui contratti.
La Regione Lazio vuole approvare una legge innovativa sulle tutele, le garanzie e il salario minimo, riconoscendo a questa categoria di lavoratori i diritti che oggi non hanno», si legge nella presentazione dell’iniziativa.

E’ possibile partecipare alla consultazione dal 25 maggio al 14 giugno cliccando sul sito della Regione e registrandosi.

 

 

 

 

 

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