Gioco d’azzardo, la lotta alla ludopatia colpisce soprattutto lo sport

L’Agcom ha emanato le Linee Guida sul divieto di pubblicità per i servizi di scommesse, contenuti nel "decreto dignità". Banditi spot tv, influencer e sponsor sulle maglie dei club. Ma restano tante le possibili scappatoie

azzardo

Non ci sarà più la possibilità di farsi pubblicità ma le occasioni per mettersi in mostra non mancheranno di certo. Dopo mesi di trattative, per gli operatori del mondo delle scommesse è arrivata la resa dei conti. Forse. L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha emanato le Linee Guida che disciplinano quanto indicato dall’art.9 del D.l.87/2018 (il cosiddetto “decreto dignità”, convertito dalla l.96/2018). Una misura che, nei piani del governo, doveva porre un freno alla sovraesposizione di quote, inviti al gioco, offerte di nuovi servizi. Per proteggere le persone – specie le categorie più “deboli”, come minori e anziani – dall’assalto del demone del gioco e dai rischi legati alla ludopatia. Ma, leggendo i contenuti della delibera Agcom, ci si accorge di come siano ancora ampi i margini di manovra per chi vuole investire in questo business. Un po’ di meno per chi, fino ad oggi, ha usato le società di betting come un’importante voce di bilancio.

Sorvegliato speciale il pianeta sport
Il Garante ribadisce il divieto di pubblicizzare i servizi di scommesse durante gli eventi. Nessuno spot televisivo di carattere commerciale legato alle quote, niente cartelloni in bella vista in stadi e palazzetti, via gli sponsor dalle magliette delle società sportive, banditi gli
influencer che prestano il proprio volto ai suddetti servizi, stop ai gadget brandizzati. Allora perché si continuano a vedere praticamente ovunque messaggi subliminali che chiamano alla “puntata”? È questione di tempo: il “decreto dignità”, in vigore dal 14 luglio scorso, salva i contratti stipulati prima di quella data; per le squadre il divieto è scattato l’1 gennaio 2019. Per entrambe le tipologie, però, si potrà andare avanti al massimo fino a metà luglio (un anno dall’entrata in vigore). La vera resa dei conti al termine di questa stagione. Una mazzata per le casse dei club: solo nella serie A di calcio, attualmente, sono ben 15 le formazioni (3 su 4) che hanno tra i partner ufficiali aziende di giochi. Come sopperire alle mancate entrate?

Le società di scommesse si salvano in calcio d’angolo
Un problema che potrebbe non riguardare chi eroga i servizi. Per loro con la delibera Agcom si è aperto più di uno spiraglio. Ad esempio, potranno continuare a vendere i propri prodotti in tv sotto forma di televendite; basta che non alludano troppo a eventuali benefit. Salvati pure gli “spazi quote”, rubriche e cartelli in onda durante le trasmissioni sportive che comparano le previsioni dei vari gestori; anche qui, la finalità sarà quella d’informare, senza alcun accenno a jackpot, bonus e legami tra somme investite e vittorie. Anche sul fronte web non cambia granché: sarà scongiurata l’invasione dei banner pubblicitari ma la vetrina per le società di betting sarà comunque garantita “a richiesta”. Nessun divieto, infatti, per i servizi gratuiti di indicizzazione tramite algoritmo – forniti dai motori di ricerca o dagli store digitali – che consentono di avere un posizionamento migliore nei risultati dei motori di ricerca una volta che l’utente ha inserito una query che chiama in causa giochi a pagamento.

Gli inviti al gioco non spariscono del tutto
Anche ricevitorie e sale scommesse saranno penalizzate fino a un certo punto. Potranno continuare a dare informazioni generali sulle caratteristiche dei prodotti e dei servizi offerti (comprese le probabilità di vincita); a maggior ragione nulla osta per i dettagli chiesti dal cliente. Secondo il Garante questi aspetti sono funzionali a consentire scelte di gioco consapevoli. Ma la cosa più interessante è che i gestori potranno continuare a esporre le vincite realizzate nel loro punto vendita. Avete presente le fotocopie con i biglietti del “gratta e vinci” con data e importi vinti da altri clienti, che indubbiamente invogliano a provarci? Ecco, non spariranno dalle rivendite. Tra le altre esclusioni dal divieto: le comunicazioni business, le fiere di settore destinate agli operatori, le campagne a carattere sociale. Basteranno queste norme a sconfiggere la ludopatia? Ancora pochi mesi di pazienza e avremo la risposta.

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